RSA chiuse a Natale – TV 2000

RSA CHIUSE A NATALE – LA DISPERAZIONE DEI PARENTI E DEI LORO CARI

Sono passati ormai 22 mesi da quando le RSA sono chiuse e lasciano entrare i parenti se va bene solo una volta a settimana, per 20 minuti. Molte sono le segnalazioni che ci continuano ad arrivare di chiusure totali per il periodo natalizio. Sono infatti tante le strutture che non rispettano l’ordinanza del Ministero della Salute che invece incentiva le visite e le uscite degli ospiti.

Gli incontri avvengono in presenza di un’educatrice, senza alcuna privacy. Manca il personale e le attività di svago sono molto ridotte a scapito dei diritti e bisogni degli anziani. Neanche il Prete può entrare nella struttura. Un carcerato avrebbe più diritti.

“La presenza del parente è vitale come l’aria che respiriamo, necessaria tanto quanto le cure sanitarie. Isolare l’anziano significa farlo morire di solitudine.” – ha dichiarato la vicepresidente di Felicita, Laura Aspromonte.

Per non dimentiacre i morti nelle RSA

Felicita, Associazione per i diritti nelle RSA, nasce per rappresentare e difendere i diritti degli anziani e dei loro parenti in seguito a quel disastro sociale e umano che ci ha consegnato un’intera generazione decimata.

Per impedire che tante storie di vite perse e di memorie spezzate cadano nel silenzio.“Archiviati” è la risposta della Procura alla nostra domanda di verità e giustizia sui 405 anziani deceduti in 4 mesi al Pio Albergo Trivulzio. Cui si aggiungono i tanti morti collaterali e i sopravvissuti, isolati da ogni contatto con le famiglie per mesi. Situazione ancora oggi irrisolta e che sta causando danni irreversibili a molti anziani.

Ma noi, familiari delle vittime, non ci arrendiamo e andiamo avanti in questa battaglia di civiltà che riguarda tutti per difendere i diritti dei più fragili.

Abbiamo bisogno del vostro prezioso aiuto.

Anche un piccolo contributo può fare la differenza.

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Famiglie: NO all’archiviazione della Procura – ByoBlu

CONTINUA LA BATTAGLIA DI FELICITA PER LA VERITA E LA GIUSTIZIA

Secondo la Procura di Milano, numerose sono state le condotte da parte della dirigenza del Pio Albergo Trivulzio che hanno AGEVOLATO la diffusione del virus all’interno della struttura, come il divieto accertato di utilizzare dispositivi di protezione procurati autonomamente con la minaccia di sanzioni e la condotta imprudente di accettare il ricovero di 17 pazienti dall’ospedale di Sesto San Giovanni di cui 3 risultarono positivi al Covid19.

Il rispetto di alcune regole basilari di buon senso note sin dal Medioevo, ad esempio l’isolamento e la separazione dei degenti positivi al Covid, avrebbe permesso di salvare molte vite. Noi non ci arrendiamo e andiamo avanti. Riteniamo il processo penale fondamentale, un percorso difficile ma inevitabile per accertare le cause di quanto accaduto e per identificare le responsabilità dei decessi attraverso un serio e rigoroso vaglio dei fatti occorsi che non si accontenta di una narrazione autoassolutoria.

Opposizione alla richiesta di archiviazione della Procura di Milano – La Stampa

Oggi è un giorno importante per i parenti dell’Associazione Felicita e per tutti quelli che hanno a cuore la verità e la giustizia.

Abbiamo depositato l’atto di opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Milano riguardo le indagini relative al Pio Albergo Trivulzio e altre RSA. Un percorso difficile ma inevitabile per dare voce a chi purtroppo non ce l’ha più. Ringraziamo di cuore quanti di voi ci stanno sostenendo in questa battaglia.

Covid a Milano, i legali delle vittime al Pio Albergo Trivulzio: “Mix letale di negligenza e incompetenza, vogliamo il processo”

I legali degli anziani alla casa di riposo deceduti nella prima ondata della pandemia si oppongono alla richiesta di archiviazione della Procura

Covid a Milano, i legali delle vittime al Pio Albergo Trivulzio: “Mix letale di negligenza e incompetenza, vogliamo il processo”

ANDREA SIRAVO

Dai vertici del Pio Albergo Trivulzio è stato commesso un «mix (letteralmente) letale di negligenza e incompetenza, condito da alcune scelte puntuali evidentemente e drammaticamente imprudenti», per cui un processo «appare imprescindibile». È la tesi sostenuta dagli avvocati dello studio Luca Santa Maria & associati contenuta nell’atto di opposizione alla richiesta di archiviazione della procura di Milano dell’indagine per epidemia colposa e omicidio colposo plurimo sui decessi degli ospiti della “Baggina” tra il gennaio e l’aprile 2020 durante la prima ondata della pandemia Covid-19.

Per i legali che assistono i parenti di 20 pazienti deceduti, due infermieri, un’operatrice socio-sanitaria e Felicita, l’associazione per i diritti degli ospiti nelle Rsa, «è mancato, in quelle prime cruciali settimane, persino il rispetto delle regole basilari, che potremmo definire di buon senso, note all’uomo sin dal medioevo e che prevedono, in caso di diffusione di una malattia contagiosa, di limitare i contatti interpersonali, di chiudere le comunità e limitarne i contatti verso l’esterno, di isolare i malati e di proteggere le vie aeree». E la «mancata adozione di queste cautele da parte del Pat», si legge ancora in un passaggio dell’atto di 32 pagine, ha portato «causalmente alla verificazione dell’epidemia» nella storica struttura milanese in cui nei primi mesi dell’anno scorso si erano registrati 300 decessi.

Per queste ragioni al giudice per le indagini preliminari Alessandra Cecchelli, gli avvocati chiedono di «disporre la formulazione di imputazione coatta per il direttore generale della ‘Baggina’ Giuseppe Calicchio nonché di Rossella Velleca, dirigente dell’unità operativa semplice e della Udc (non indagata, ndr) e di ogni altro soggetto ritenuto dal giudice imputabile». In seconda battuta, si richiede di disporre la prosecuzione delle indagini con l’audizione dei «famigliari dei soggetti deceduti» e «l’integrazione della consulenza tecnica» disposta dai pm Mauro Clerici e Francesco De Tommasi, coordinati dall’aggiunto Tiziana Siciliano.

Archiviati i decessi nelle RSA milanesi. COMUNICATO STAMPA

ASSOCIAZIONE FELICITA/ TRIVULZIO: “LA DOMANDA DI VERITÀ E GIUSTIZIA ELUSA DALLA PROCURA (E NON SOLO)”

ARCHIVIATI I DECESSI NELLE RSA MILANESI. AL TRIVULZIO “GESTIONE IMPRUDENTE” MA NESSUN RESPONSABILE. LA NORMALE MALASANITÀ, PRIMA ANCORA DEL COVID, È IL VERO EVENTO INCONTROLLABILE

Milano, 18 ottobre – “La decisione della Procura di Milano di richiedere l’archiviazione del procedimento relativo ai tragici fatti avvenuti lo scorso anno all’interno del Pio Albergo Trivulzio ci trova totalmente amareggiati ma non sorpresi.

Sin da subito, con fiducia, L’associazione Felicita per i diritti nelle RSA – già Comitato Giustizia e Verità per le vittime del Trivulzio – quale parte diligente e attiva si è messa a disposizione degli inquirenti, raccogliendo le testimonianze di numerosi familiari dei degenti della struttura e degli operatori sanitari” – dichiara Alessandro Azzoni, Presidente Associazione Felicita.

“Intanto, nel corso di questi 18 mesi di indagini – che hanno visto il lungo e impegnativo lavoro degli inquirenti, della Guardia di Finanza e dei periti ma non hanno mai dato spazio all’ascolto di nessuno dei 150 firmatari dell’esposto collettivo presentato dall’Associazione Felicita – abbiamo assistito alla diffusa rimozione della tragedia nell’intento di cancellare il conflitto tra gli interessi dei cittadini direttamente colpiti e i diversi interessi delle parti economiche, politiche e istituzionali a vario titolo coinvolte nella catena di responsabilità, e per questo convergenti nell’ignorare la verità attraverso una comune narrazione auto – assolutoria. Una narrazione volta a giustificare e a rendere accettabile un’immunità giudiziaria generale (tutti colpevoli, nessun colpevole) e a sottrarre al diritto penale il giudizio sui fatti in nome del carattere straordinario, incontrollabile e imprevedibile del fenomeno pandemico.

Il diritto alla particolare protezione degli anziani in quanto popolazione fragile, garantito dalla Costituzione, comporta l’obbligo/dovere del sistema sanitario e assistenziale ad approntare strumenti adeguati alla complessità del compito.

Quante morti si sarebbero potute evitare se ci fosse stata una risposta più adeguata all’epidemia nella gestione e nell’organizzazione delle strutture? A questa domanda che per mesi è rimbalzata su media e tra l’opinione pubblica, oggi sembra superfluo rispondere e la Procura ha deciso di non perseguire una risposta.

Comprendere le cause di quanto accaduto al PAT attraverso un serio e rigoroso vaglio dei fatti occorsi era invece l’aspettativa delle famiglie e delle vittime che oggi viene definitivamente elusa. Una domanda volta a impedire che centinaia di decessi venissero cancellati, condannando le vittime all’oblio e privando i familiari del confronto che solo l’accertamento della verità può dare.

Identificare le responsabilità connesse ai decessi verificatisi presso la struttura era la domanda espressa dai famigliari, ma anche attesa dai cittadini, per fare giustizia salvaguardando quella necessaria fiducia nella giustizia, mai come oggi tanto a rischio. E che è stata ancora, al momento, tradita”.

Nell’attesa di leggere gli atti depositati dalla Procura per formulare un giudizio più compiuto insieme ai propri legali, Alessandro Azzoni, presidente di Felicita, in settimana terrà una conferenza stampa per esprimere un giudizio più compiuto sull’archiviazione e comunicare tutte le azioni che l’associazione intende mettere in campo affinché sia data piena risposta a tale imprescindibile domanda di giustizia e di verità.

Anziani – cittadini senza diritti. Radio Popolare

Alessandro Azzoni, Presidente di Felicta, denuncia a Radio Popolare che non è cambiato nulla ormai da un anno e mezzo e dichiara: 

“Il sostegno psicologico ed emotivo della famiglia è riconosciuto dallo stesso Ministero della Salute come essenziale alla cura. Senza, un anziano si lascia andare e subisce un decadimento cognitivo da cui non c’è ritorno. Nonostante l’ulteriore ordinanza del 30 luglio che prescrive alle strutture di concedere le visite ai parenti muniti di green pass per 45 minuti tutti i giorni, non hanno mai più riaperto. Le RSA non sono delle carceri, ma dei luoghi di cura dove poter godere dei benefici che possono offrire.  L’Associazione Felicita chiede che venga rispettata la legge per i più fragili che sono cittadini in pienezza dei loro diritti”.

Il lasciapassare non sblocca le visite – La Repubblica

LETTERA DI UN ASSOCIATO DISPERATO

Sono Giulio Le Serre, figlio del Sig. Gerardo, ad oggi ospite nella struttura La Piccola Casa del Rifugio a Milano in Via Antonini

Da parecchi mesi le visite a mio padre seguono un copione da carcere: programmazione mensile (1 / 2 visite al mese ciascuna di 15 / 20 minuti); i contatti fisici sono assolutamente vietati ed è obbligatorio il mantenimento di una distanza di almeno 2 metri e indossare costantemente le mascherine.

Talvolta la distanza è talmente grande che quasi faccio fatica a sentir parlare mio padre.

Sia io che mio padre siamo vaccinati e abbiamo il green pass.

Mio padre è malato e il fatto di privarlo di una carezza, di un abbraccio è qualcosa di spaventosamente disumano: oltre alle innumerevoli rinunce sostenute, non posso chiedere a mio padre (e chiedermi) anche questo ennesimo e violento sacrificio.

I medici, gli infermieri, OSS, educatori e tutto il personale della struttura è fortemente determinato a evitare qualsiasi complicazione e persegue nell’ottica di una totale deresponsabilizzazione – nonostante io firmi tutte le volte un’autodichiarazione di responsabilità all’ingresso in struttura.

Non voglio che mio padre muoia da solo, invisibile e nel pieno dolore di una solitudine inutile. Vi chiedo un aiuto per capire quanto io e mio padre possiamo reclamare come diritto quello dello stare insieme.

Vi ringrazio per ogni supporto vogliate darci.

Un cordiale saluto,

Giulio Le Serre (e Gerardo Le Serre)

di Federica Venni

Intervista Presidente Alessandro Azzoni – Radio Marconi

Ringraziamo Radio Marconi per aver dato voce alla nostra associazione Felicita che si impegna su diversi fronti per garantire i diritti umani dei più fragili nelle RSA.

Oltre a cercare giustizia e verità per i numerosi decessi avvenuti nelle case di riposo durante la pandemia iniziata lo scorso anno, stiamo sollecitando le istituzioni, in particolare le Prefetture, a intervenire per risolvere la situazione degli anziani ancora isolati dai familiari e impossibilitati a vivere in condizioni normali.

Il 31 maggio il Presidente Alessandro Azzoni ha incontrato il Sindaco di Milano Giuseppe Sala per chiedere di intervenire in qualità di responsabile della salute dei cittadini e ripristinare le visite dei parenti nelle RSA comunali, sperando che possa essere l’inizio di una riapertura generale in tutta Italia.

Ascolto e attenzione: un diritto per tutti gli anziani – La Repubblica

Felicita, nata nell’aprile del 2020, per chiedere giustizia e verità per le numerose vittime delle Rsa durante la pandemia, chiede ancora a gran voce che si ponga fine al grave isolamento degli anziani nelle strutture residenziali. I parenti aspettano da ormai 17 mesi di poter vedere i loro cari liberamente, ma in totale sicurezza.

“La condizione di fragilità e di bisogno non significha sofferenza ed emarginazione. Le famiglie non devono vivere con rimorso e angoscia la scelta di affidare un proprio caro non più autosufficiente nelle mani di una struttura a guida pubblica. Attraverso il confronto con i parenti, le parti sociali e le istituzioni, andremo avanti in questa battaglia di civiltà”, ha dichiarato il Presidente Alessandro Azzoni.