Archiviazione indagini al Pio Abergo Trivulzio – COMUNICATO STAMPA – CONFERENZA STAMPA e INTERVISTE

ASSOCIAZIONE FELICITA: L’ARCHIVIAZIONE RAPPRESENTA UN FALLIMENTO NELLA RICERCA DELLA VERITA’ E SANCISCE L’INGIUSTIZIA DEL SISTEMA GIURIDICO ITALIANO. ERA GIA’ TUTTO SCRITTO IN QUESTI 18 MESI

COMUNICATO STAMPA

Milano, 22 ottobre 2021 – “In questa vicenda dobbiamo parlare soprattutto di responsabilità eluse, anzitutto materiali e giuridiche, ma anche morali, rimbalzate da un’istituzione all’altra, dagli individui alle istituzioni e viceversa. Tale elusione è stata in qualche modo consacrata proprio nel provvedimento con cui la Procura di Milano ha richiesto l’archiviazione del fascicolo iscritto a carico del DG del PAT, dott. Calicchio, per i decessi occorsi in struttura durante la prima ondata dell’emergenza Covid. Oggi, di fatto, la Procura sostiene che i 18 mesi di indagini compiute non hanno consentito di raccogliere elementi sufficienti per andare a dibattimento. Da una semplice lettura della richiesta di archiviazione emerge però un quadro ben diverso da quello che ci si aspetterebbe a fronte di questa conclusione, esattamente lo stesso quadro che, sin dall’inizio,  sospettavamo si sarebbe realizzato” – ha dichiarato in conferenza stampa Alessandro Azzoni, Presidente di Associazione Felicita a seguito della decisione della Procura di Milano di richiedere l’archiviazione del procedimento relativo ai tragici fatti avvenuti lo scorso anno all’interno del Pio Albergo Trivulzio.

Già il provvedimento a firma dei PM milanesi risulta intrisodi evidenti contraddizioni. Al momento Associazione Felicita non si trova nemmeno nella condizione di apprezzare fino in fondo il livello di contraddizione tra le conclusioni raggiunte dai Procuratori milanesi e gli esiti complessivi delle indagini compiute, viste le difficoltà di accedere al fascicolo nella sua interezza, sia in ragione dei costi da sostenere – oltre 6.000 euro che l’associazione Felicita si sta già muovendo per raccogliere – sia in ragione dei materiali ostacoli che i nostri difensori stanno incontrando nell’acquisire materialmente i singoli atti.

Qual è, dunque, il quadro che emerge già dalla richiesta di archiviazione?

Emergono gravi e macroscopiche carenze nella gestione dell’epidemia da parte della Dirigenza del Trivulzio almeno fino a marzo 2020, a due mesi di distanza dalla proclamazione dello stato di emergenza nazionale. Carenze che hanno riguardato primariamente, ma non solo, la mancata adozione anche delle più elementari misure atte a evitare o contenere il diffondersi del contagio all’interno della struttura.

Emerge di più, a detta della stessa Procura la chiara sottovalutazione del rischio da parte della Dirigenza e addirittura un atteggiamento, nel periodo iniziale del contagio, volto a nascondere e occultare le difficoltà piuttosto che a risolverle.

Un atteggiamento ostruzionista nei confronti di chi, all’interno della Struttura, osava adottare autonomamente le basilari misure preventive (ricordo soltanto che la Procura ha accertato il preciso divieto imposto ai sanitari dalla Direzione di indossare mascherine personali per non generare “allarme” tra i pazienti, e l’ordine di ripristinare lo svolgimento dei pasti nella sala comune, pur a fronte dell’iniziativa di alcuni sanitari di servire i pasti in stanza).

Tutte “carenze” e gravi negligenze rilevate dai periti e confermate dalla stessa Procura alla luce degli atti d’indagine che tuttavia per i pubblici ministeri non provano la rilevanza causale rispetto a quanto capitato all’interno della Struttura.

In realtà, molto di quello che è accaduto in questi 18 mesi di indagini andava in questa direzione. Basti pensare alla strada chiaramente segnata dalla relazione della Commissione Ats Lombardia – richiamata anche dalla Procura nel provvedimento con cui ha richiesto l’archiviazione del procedimento – che attribuiva le responsabilità correlate alla gestione del contagio all’interno del PAT a cause contingenti interne e a cause istituzionali esterne.

Come se il Pat fosse una cosa inerte, “uno scoglio in mezzo al mare in balia della tempesta” – sono le parole usate dall’avv.to Nardo, difensore dell’indagato dott. Calicchio il 6 maggio 2020 nella conferenza stampa del Pat – e non una struttura di punta in Lombardia (e non solo) nel settore dell’assistenza sanitaria ai soggetti più fragili,  guidata da figure di elevata professionalità, responsabili della protezione degli ospiti e del personale sanitario, quindi preposte anche alla prevenzione dei rischi all’interno della struttura.  

La strada è proseguita con l’introduzione, all’interno dell’ampio DL “Covid” n. 44/2021, dell’emendamento all’art. 3 che limita la responsabilità penale ai soli casi di colpa grave per morte o lesioni personali commessi durante lo stato di emergenza.

Colpa grave che viene esclusa, però, nei casi di scarsità di risorse umane e materiali e di limitatezza di esperienza e conoscenze tecniche per far fronte all’epidemia di Covid nelle RSA al momento del fatto. Un emendamento solo formalmente rivolto agli operatori sanitari in senso stretto, ma che in realtà è stato da più parti interpretato come idoneo a trovare applicazione anche alle figure di direttori e dirigenti.

Oggi, con la richiesta di archiviazione formulata dalla Procura, la giustizia pare essersi mossa nella direzione di una resa totale giustificata in nome di una fatalità inevitabile: la pandemia come “forza maggiore” rispetto alle possibilità di risposta e agli obblighi di prevenzione del rischio da parte dei singoli responsabili” – prosegue Azzoni.

Come si può però sostenere l’irrilevanza penale della mancata osservanza a monte di tutte le misure – anche delle più basilari, rispetto alle quali non si può evocare la manna della straordinarietà del caso e della limitatezza di conoscenze – preposte proprio a evitare o contenere il rischio di danni connessi alla diffusione del virus e a salvaguardare tanto la vita di persone fragili affidate alla custodia della Struttura, quanto la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro del personale sanitario?

Chi è quindi responsabile di questa strage di innocenti?

Oggi noi parenti rifiutiamo di non ricevere risposta a questa fondamentale domanda di giustizia. Non possiamo accettare che questa verità storica non passi attraverso il dovuto vaglio giuridico, con la celebrazione di un processo colto a raggiungere anche una verità processuale che consenta di individuare le responsabilità individuali connesse a quanto accaduto. L’archiviazione del procedimento rappresenterebbe un fallimento nella ricerca della verità e sancirebbe l’ingiustizia del sistema giuridico italiano. E forse non solo i parenti delle vittime ma nessun cittadino può accettare che i responsabili restino invisibili o quanto meno che non si faccia tutto quanto, allo stato delle evidenze, risulta doveroso fare per l’accertamento di tali responsabilità. Il diritto penale è del resto un imprescindibile strumento attraverso il quale realizzare quel necessario percorso di verità volto a individuare i responsabili, e a impedire che in futuro possano ripetersi di nuovo queste tragedie. Lopposizione che intendiamo proporre alla richiesta di archiviazione della Procura rappresenta, dunque, una sfida e unopportunità per interrogarci tutti, e per cercare risposte certe, in relazione alle evidenti lacune di una giustizia che risulta inerme, e non ha strumenti efficaci e condivisi per porsi dalla parte delle vittime certe, in quanto la garanzia si applica, alla fine, solo a chi è accusato. Un percorso che intendiamo seguire fino in fondo.

Il diritto alla tutela della vita e della salute, garantito dalla Costituzione, e che in questa vicenda è stato negato alla popolazione più fragile, gli anziani, pone sul tavolo del sistema politico, legislativo e giudiziario la necessità di garantire il dovere/obbligo del sistema sanitario e assistenziale di impiegare strumenti adeguati a un compito delicato in quanto rivolto a una popolazione particolarmente fragile, e di sanzionare il mancato rispetto delle norme da parte dei responsabili” – precisa Azzoni.

E su questo fronte Felicita continuerà la sua battaglia, sia culturale che sul campo della giustizia.

Non solo. Questo è il primo passo per interrogarsi e trovare risposte soddisfacenti in ordine alla necessità di una trasformazione culturale-etico-politica che veda in futuro le RSA non come strutture dove un’assistenza carente è comunque sufficiente in quanto rivolta a persone marginali, ma a luoghi dove vige invece il criterio obbligato della ’cura eccedente’, necessaria per proteggere gli anziani, nostra radice e nostra ricchezza.

Un cambiamento di paradigma da parte delle strutture e delle istituzioni che costituirebbe un modo per tradurre ora la responsabilità derivante dal potere ricevuto in una costruttiva progettazione e nella pianificazione trasparente di un sistema di cura a misura della fragilità indifesa della popolazione anziana. 

Cercheremo anche – magari insieme ai diversi comitati di parenti che hanno avuto vittime nelle RSA di altri comuni italiani (qualcuno di loro ci sta seguendo in collegamento), e che sono ancora in attesa di una decisione della loro Procura, o sono stati già archiviati nelle loro istanze di verità – di fare chiarezza sul tema che riguarda tanto le attuali carenze del sistema che privano gli anziani anche del dritto di non vivere in isolamento quanto il tema connesso alle vittime collaterali della pandemia – singole morti per disidratazione, decubito, abbandono – dovute a quelle che la Procura chiamerebbe criticità generali”, e che imporrebbero la revisione totale del modello RSA, ritenuta evidentemente superflua dalla politica e dalle istituzioni, nonostante gli allarmi lanciati dal mondo civile e dalle parti sociali che denunciano l’assenza di cure e risposte soddisfacenti ai bisogni di cura e assistenza di tale fascia di popolazione fragile.

Un’ultima parola sulla grande distanza umana tra i vertici delle istituzioni, totalmente assenti in questi 18 mesi anche solo nel ricordo delle vittime o nelle scuse alle persone colpite dal lutto, e la dignità commovente dei parenti che nelle loro testimonianze hanno sempre espresso, come mostra anche il video, parole di dolore, incredulità e sconforto – mai di rabbia e di vendetta. 

Parole definite in unintervista dal dott. Pregliasco eccessi di emotività, che invece ci commuovono sempre proprio per  la pietas che esprimono verso i loro affetti” – conclude Azzoni.

Durante la conferenza stampa è intervenuto l’ avv.to Luigi Santangelo dello studio legale LSM & Associati che ha commentato i punti più salienti della richiesta di archiviazione ai fini dell’opposizione.

Conferenza stampa del 22.10.21

I parenti si aspettano che la giustizia stabilisca la verità accertata da 18 mesi di indagini. Di seguito le dichiarazioni dell’avvocato Luigi Santangelo dello studio legale LSM & Associati e del presidente dell’associazione Felicita Alessandro Azzoni – riprese da MIANEWS.

Intervista 1 al tg3 – 22.10.21

Intervista 2 TG3 – 22.10.21

Una strage senza colpevoli – Radio Popolare

Le accuse sono di epidemia colposa e omicidio colposo.  Al Pio Albergo Trivulzio sono morti più di 300 anziani. La Procura chiede l’archiviazione delle indagini. Alle carenze e alle insufficienze che ci furono non si possono attribuire delle responsabilità.

Il Presidente Alessandro Azzoni dell’Associazione Felicita, nata dal Comitato Giustizia e Verità per le Vittime del Pio Albergo Trivulzio, dichiara:

“La notizia ci trova del tutto amareggiati.  Attendiamo di conoscere le motivazioni. La nostra lotta per cercare verità e giustizia non si ferma qua. Ci sono state delle gravi carenze evidenziate dalla guardia di finanza, testimonianze dirette e fonti giornalistiche che hanno indagato. I parenti delle vittime non possono accontentarsi che la verità sia dichiarata indecidibile”.

Luigi Santangelo, avvocato dell’associazione, ha dichiarato:

“Sappiamo che ci sono difficoltà probatorie. La richiesta di archiviazione lascia grande amarezza. Le indagini hanno fatto emergere fatti molto gravi. Ci riserviamo di riesaminare le carte per capire se proporre opposizione.

La Procura ha riscontrato atteggiamenti della Dirigenza volta alla sottovalutazione del rischio e ad avere una finalità di non rendere noto ai parenti, degenti e operatori, la gravità dei fatti, come le mascherine che, contrariamente a quanto stabilito dalla commissione ATS della Regione Lombardia, si invitava a non usare. La Procura analizza difficoltà di prova del nesso causale che sono note e meritevoli di approfondimento.

Spetta a noi legali dei familiari valutare se fare opposizione e il GIP può disporre l’archiviazione, nuove indagini oppure imputazione coatta. Non è ancora finita”

I parenti del Comitato Giustizia e Verità per le Vittime del Pio Albergo Trivulzio diventato Felicita – Associazione per difendere i diritti degli anziani nelle RSA

Intervista al Presidente Alessandro Azzoni, Avvocato Luigi Santangelo, testimonianza di una parente di anziana deceduta al Pio Albergo Trivulzio.

Intervista Presidente Alessandro Azzoni – Radio Marconi

Ringraziamo Radio Marconi per aver dato voce alla nostra associazione Felicita che si impegna su diversi fronti per garantire i diritti umani dei più fragili nelle RSA.

Oltre a cercare giustizia e verità per i numerosi decessi avvenuti nelle case di riposo durante la pandemia iniziata lo scorso anno, stiamo sollecitando le istituzioni, in particolare le Prefetture, a intervenire per risolvere la situazione degli anziani ancora isolati dai familiari e impossibilitati a vivere in condizioni normali.

Il 31 maggio il Presidente Alessandro Azzoni ha incontrato il Sindaco di Milano Giuseppe Sala per chiedere di intervenire in qualità di responsabile della salute dei cittadini e ripristinare le visite dei parenti nelle RSA comunali, sperando che possa essere l’inizio di una riapertura generale in tutta Italia.

Ascolto e attenzione: un diritto per tutti gli anziani – La Repubblica

Felicita, nata nell’aprile del 2020, per chiedere giustizia e verità per le numerose vittime delle Rsa durante la pandemia, chiede ancora a gran voce che si ponga fine al grave isolamento degli anziani nelle strutture residenziali. I parenti aspettano da ormai 17 mesi di poter vedere i loro cari liberamente, ma in totale sicurezza.

“La condizione di fragilità e di bisogno non significha sofferenza ed emarginazione. Le famiglie non devono vivere con rimorso e angoscia la scelta di affidare un proprio caro non più autosufficiente nelle mani di una struttura a guida pubblica. Attraverso il confronto con i parenti, le parti sociali e le istituzioni, andremo avanti in questa battaglia di civiltà”, ha dichiarato il Presidente Alessandro Azzoni.

COMUNICATO STAMPA – PREMIO CAMPIONE CITY ANGELS

PREMIO CAMPIONE DI CITY ANGELS CONFERITO ALL’ASSOCIAZIONE FELICITA PER I DIRITTI DEGLI ANZIANI NELLE RSA

PER LO STRAORDINARIO IMPEGNO NEL MIGLIORARE LA VITA DEGLI ANZIANI, PONENDO MILANO COME MODELLO PER L’ITALIA IN QUESTA IMPORTANTE BATTAGLIA CIVILE

Milano, 30 giugno 2021 – Presso la Sala degli Affreschi della Società Umanitaria è stato oggi conferito da City Angels all’Associazione Felicita per i diritti nelle RSA il premio Campione nella categoria Anziani, assegnato da una giuria composta dai direttori di 21 testate italiane. Alla cerimonia erano presenti il fondatore di City Angels Mario Furlan, l’Arcivescovo Mons. Mario Delpini, il sindaco di Milano Beppe Sala.

“Questo premio ha vent’anni di vita, e noi, che a giugno abbiamo compiuto un anno di vita, siamo particolarmente onorati di riceverlo – ha affermato Alessandro Azzoni, Presidente Associazione Felicita, durante il suo discorso di ringraziamento – Felicita è nata soprattutto perché quanto successo durante la pandemia possa cambiare la cultura della vecchiaia in una società che nella fragilità umana, di cui gli anziani sono testimoni viventi, vede un problema da confinare lontano dalla vista, spesso seguendo logiche poco attente ai diritti. Come nel caso delle migliaia di anziani che, mentre la vita all’esterno è ormai ripresa, vivono da oltre 16 mesi ancora isolati nelle Rsa, senza poter uscire per una passeggiata e un gelato con figli e nipoti. L’anziano rappresenta le radici del nostro passato, la nostra storia e la nostra memoria, è il futuro che tutti noi abiteremo, è il presente che ci mette di fronte alla comune fragilità che abitualmente vogliamo nascondere o rimuovere, ma che si manifesta nelle vite incrinate dalla malattia, dall’handicap e dalla vecchiaia. Assumendo la fragilità come paradigma della comune esperienza umana che apre le persone alla dimensione dell’accoglienza, della comprensione, dell’ascolto, riconoscendoci e rispecchiandoci nella fragilità di chi ci sta accanto possiamo riscoprire la nostra umanità e ci scopriamo soggetti capaci di prenderci cura a vicenda”.

Il recentissimo report effettuato da Istat per la Commissione istituita dal Ministero della Salute e presieduta da Mons. Vincenzo Paglia delinea una fotografia preoccupante dei bisogni inevasi di assistenza di 1,2 milioni di anziani over 75, di cui circa 1 milione vive solo o con un livello di aiuto insufficiente, con compromesse capacità funzionali, mancanza di supporto sociale, sfavorevoli condizioni abitative, difficili condizioni economiche.

Intercettare la domanda di questo “popolo” di anziani spesso soli, traducendola in un’offerta di servizi di sostegno, prioritariamente presso l’abitazione e sul territorio significa assicurare loro una migliore qualità di vita, per evitare che la condizione di svantaggio esploda come domanda sanitaria dalle dimensioni insostenibili.

“Pensiamo che migliorare la vita degli anziani, in particolare di quelli più fragili, sia una questione di civiltà. E Milano, che si pone come modello per l’Italia, può essere all’avanguardia in questa battaglia civile, proprio partendo dalle Rsa partecipate dal Comune, per rafforzare il ruolo del pubblico nel garantire la riapertura degli incontri coi parenti e costruire una maggior trasparenza nel rapporto fiduciario tra strutture residenziali e famiglie. Partendo dall’istituzione della figura del Garante degli anziani in modo da dotare Milano, e in prospettiva tutta la Lombardia, di uno strumento che vigili sull’assistenza prestata agli anziani ricoverati in strutture residenziali, favorendo il benessere dell’anziano in ogni fase della sua vita, a beneficio di tutta la cittadinanza” ha concluso Azzoni.

Le RSA stanno peggio di prima – Radio Popolare – intervista 31.5.21

Omicidio colposo plurimo e violazioni  in materia di salute sul lavoro. Queste le ipotesi di reato su cui deciderà se procedere la Procura di Milano nei confronti del Direttore generale del Pio Albergo Trivulzio e dell’Ente che gestisce la struttura.

Potrebbe essere un colpo di spugna l’emendamento al recente Decreto Covid che prevede la limitazione della reponsabilità penale per lesioni colpose e omicidio colposo commessi in una situazione di emergenza dal personale sanitario se  passasse un’interpretazione forzata che include anche chi ha avuto ruoli gestionali e organizzativi durante la pandemia.

Il Presidente dell’associazione Felicita Alessandro Azzoni ribadisce che in questo anno nelle RSA italiane ai morti per covid si sono aggiunti quelli per abbandono a causa delle troppe negligenze da parte delle dirigenze. Aspettiamo che le indagini possano far luce su queste omissioni di cautele che hanno drammaticamente creato un disastro e molte vittime che si potevno evitare. 

Le RSA paradossalmente stanno peggio di prima perchè continuano a rimanere chiuse e questo eccesso di protezione le fa diventare delle prigioni.

Ancora una volta assistiamo alla negazione dei diritti degli anziani e alla mancanza di risposte dei bisogni a questa fascia di popolazione fragile non autosufficiente che già tanto ha patito e ancora oggi in zona bianca rimane reclusa.

Intervista Presidente Alessandro Azzoni e avvocato Santangelo Luigi a Radio Popolare 31.5.21

Scudo Penale: Comunicato Stampa Felicita

Milano, 25 maggio 2021

UN EMENDAMENTO GIUSTO  SE TUTELA I MEDICI CHE HANNO OPERATO SUL CAMPO.  MA NON SIA UN COLPO DI SPUGNA SULLE COLPE DEI DIRIGENTI (ANCHE MEDICI) DELLE STRUTTURE

E’ stato approvato in via definitiva, dopo il voto in Senato, l’emendamento  che Introduce la limitazione della responsabilità penale degli operatori sanitari ai soli casi di colpa grave, per fatti di morte o lesioni personali commessi durante lo stato di emergenza epidemiologica SARS Cov-2.

Da sempre  l’Associazione Felicita per i diritti nelle RSA ha espresso la sua piena solidarietà al personale sanitario – medici, infermieri, OSS –  che si è trovato a operare in quella terribile emergenza sanitaria, spesso rimanendo anch’essi vittime delle scelte inadeguate compiute dagli organi decisori delle aziende sanitarie, delle istituzioni locali e delle dirigenze delle singole RSA.           

Proprio per questo, Felicita, già un anno fa, aveva stigmatizzato ogni tentativo di impedire l’accertamento   della verità storica dei fatti con l’introduzione di uno ‘scudo penale’ esteso a quelle figure sanitarie che avessero ricoperto durante la pandemia il ruolo di direttori generali, direttori sanitari, direttori amministrativi, dirigenti di struttura, a vario titolo responsabili della dimensione operativa e gestionale dell’azienda, e quindi delle eventuali inefficienze organizzative.

“Vogliamo ricordare come nelle RSA  la scarsità delle risorse umane e materiali  e il minor grado di esperienza e conoscenze tecniche possedute dal personale impiegato per far fronte all’emergenza – che l’emendamento esclude dalla colpa grave – sono state spesso conseguenze di gravi e manifeste omissioni di cautele, a monte e nel corso della pandemia,  da parte dei responsabili delle strutture preposti a salvaguardare la vita di persone fragili e a tutelare la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro del personale”, evidenzia il Presidente di Associazione Felicita Alessandro Azzoni.

Samo quindi fiduciosi che l’emendamento non diventerà un indiscriminato e ingiustificato “colpo di spugna” sulle responsabilità penali per fatti di omicidio colposo, lesioni colpose, disastro sanitario,  dovuti alla cattiva gestione delle RSA, cancellando la memoria di migliaia di decessi, e privando i loro familiari del conforto che solo l’accertamento della verità può dare.

I Dimenticati delle RSA – La Repubblica

“I dimenticati delle Rsa”, un viaggio nelle Rsa ancora blindate mentre il Paese riapre. Un’inchiesta di Repubblica che raccoglie anche la testimonianza del Presidente di Felicita, Alessandro Azzoni, e mette in luce la crescita dei danni sui ricoverati isolati. Secondo uno studio della Società italiana di neurologia “Senza contatti la salute mentale peggiora del 60%”. Non si può più aspettare, il Governo deve pensare anche ai protocolli per le riaperture delle Rsa.

Oltre 400 morti al Pio Albergo Trivulzio e altre RSA – Radio Popolare

Saranno le prossime settimane decisive per il lavoro della Procura di Milano sugli oltre 400 morti al Pio Albergo Trivulzio, oggetto di decine di esposti e di una maxi consulenza depositata in procura.

“Quanto successo all’interno del Trivulzio, gli errori grossolani e le negligenze devono assolutamente evidenziare le responsabilità delle morti e delle lesioni, delle morti collaterali e degli abbandoni. Siamo in attesa di capire dove nella catena di responsabilità ci siano state le falle inaccettabili che hanno portato alla strage che conosciamo, aspettiamo le prossime settimane per fare luce su quanto successo”, ha dichiarato il Presidente di Felicita, Alessandro Azzoni, in una intervista a Radio Popolare.

Manca un piano per la riapertura delle RSA – Il Fatto Quotidiano

Manca un piano per la riapertura delle Rsa a livello nazionale. Le visite rappresentano un costo per le strutture, che nel gioco dello scaricabarile delle responsabilità preferiscono non sostenere nonostante sia indispensabile per la cura degli ospiti. Siamo alla deriva autarchica.

“Andrà così fino a quando le linee guida e gli obblighi di legge lasceranno la discrezionalità agli enti gestori” ha dichiarato in una intervista al Fatto quotidiano il Presidente di Felicita, Alessandro Azzoni.

Vaccinati e isolati, per gli anziani nelle Rsa dopo le somministrazioni non c’è il piano per gli incontri con i parenti. E il lockdown continua

Vaccinati e isolati, per gli anziani nelle Rsa dopo le somministrazioni non c’è il piano per gli incontri con i parenti. E il lockdown continua

Associazione Felicita: “Autarchia dei gestori che fanno una scelta basata sul profitto: acquistare una stanza degli abbracci è un onere, come lo è quello di impiegare più personale per le visite protette dei parenti che si potrebbero fare tranquillamente, ma bisogna investire”. Spi Cgil Lombardia: “Cultura italiana dello scaricabarile nelle responsabilità”. Ordine dei Medici: “Col vaccino rischio di infezione ridotto, pensare a una soluzione è possibile e doveroso”

di Gaia Scacciavillani | 21 MARZO 2021

sindaci del distretto di Lecco nei giorni scorsi si sono addirittura premurati di sollecitare la Prefettura che, perfino in zona rossa, ha dato il via libera agli spostamenti dei parenti degli ospiti Rsa finalizzati a far visita ai loro cari. Il prefetto Castrese De Rosa ha infatti condiviso “l’importanza di non interrompere” nuovamente la possibilità di un rapporto tra gli ospiti delle strutture e i loro “contatti vitali, che in questa fase dell’esistenza rappresentano un punto di riferimento essenziale”, come si legge in una nota datata 16 marzo. Una rarissima eccezione che conferma la regola, in tempi in cui se anche non ci fossero le zone rosse le visite agli anziani in Rsa sono merce rara quanto le sigarette al mercato nero in tempi di guerra.

Questione di scelte economiche secondo il presidente dell’associazione Felicita, Alessandro Azzoni che parla di deriva autarchica dei gestori delle case per anziani, le Rsa. Altri, come Federica Trapletti, segretaria del sindacato pensionati della Cgil della Lombardia, puntano il dito contro la cultura italiana dello scaricabarile nelle responsabilità che in questo caso vede protagonisti Regioni, governo e gestori delle strutture, con la palla che è rimasta tutta nelle mani dei direttori sanitari che non se la sentono di sostenere il peso delle proprie scelte e preferiscono sopportare quello delle non scelte. Fatto sta che la circolare ministeriale di fine novembre che invitava le case che ospitano anziani cronici non autosufficienti a non far morire di solitudine i sopravvissuti al Covid, favorendone l’incontro con i parenti, gli assistenti spirituali, i volontari, gli animatori e gli assistenti sociali, è rimasta pressoché inascoltata. Nell’indifferenza generale. E la campagna vaccinale, che nel caso delle Rsa è praticamente andata in porto, non ha cambiato le prospettive.

Rara l’eccezione di chi, come la Regione Toscana, nelle scorse settimane ha stanziato quasi 1 milione di euro in strumenti per favorire i contatti degli anziani con l’esterno come tablet, schermi, lavagne multimediali e, naturalmente, le stanze degli abbracci. La virtuosa Emilia Romagna, che lo scorso autunno aveva anticipato tutti offrendo tamponi rapidi gratis alle sue Cra (Casa residenza per anziani non autosufficienti) per poter continuare a permettere le cosiddette visite parentali protette, non pensa ancora alla luce in fondo al tunnel e conferma solo i protocolli della scorsa estate. Idem l’anzianissima Liguria, che la circolare del ministero della Salute non l’ha quasi vista e la super Asl regionale Alisa non immagina neppure di chiedere conto alle sue strutture di come viene stimolata la socialità dei loro ospiti o di inviare assistenti sociali al loro interno, o ancora di prendere in considerazione, parallelamente ai doverosi risarcimenti per le Rsa che hanno alleggerito il carico di lavoro ospedaliero, anche degli indennizzi per gli anziani sopravvissuti, sotto forma per esempio di stanziamenti per attività terapeutiche aggiuntive.

In Lombardia, poi, è peggio che andar di notte: la regione con più Rsa in Italia, oltre 700, conta solo 18 stanze degli abbracci. Le infrastrutture dal costo medio di 2.500 euro oltre l’Iva, oltretutto, ci sono solo grazie alla generosità dello Spi Cgil lombardo, il sindacato dei pensionati che ne ha fatto dono alle strutture, in alcuni casi facendo anche fatica a trovare enti disposti a installarle. Non solo, come racconta Trapletti, con l’imperversare della terza ondata nel bresciano la Regione che pure si è premurata di vaccinare i docenti universitari, ha deviato le vaccinazioni destinate ai nuovi ingressi nelle Rsa sulla zona rossa. Ma la performance peggiore è del Trentino, dove Francesca Parolari, la presidentessa di Upipa, l’associazione che rappresenta la maggior parte delle Rsa provinciali, è stata sfiduciata dal suo consiglio per aver dato il via libera alla riapertura delle visite in struttura. “Sono orgogliosa di aver concluso questa esperienza con il risultato più bello: quello di aver permesso agli ospiti di incontrare i parenti”, ha commentato a caldo l’interessata che alle accuse di aver agito in contrasto con le decisioni del cda e senza avallo dell’Apss, replica di aver avuto il via libera scritto del direttore generale dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari.

Inutile dire, poi, che nonostante la campagna vaccinale almeno per le Rsa sia conclusa o prossima alla conclusione, nessuna Regione ha ancora previsto una road map che porti un po’ di luce agli anziani ospiti delle residenze, preparandone la riapertura quando la terza ondata si sarà placata. Anzi, qualcuno fa perfino fatica a concedere appunto le visite protette che erano state codificate dall’Istituto Superiore di Sanità e da molte regioni fin dalla scorsa estate, con protocolli che prevedono gli incontri in aree delle strutture predisposte ad hoc, con la protezione di plexiglass, dei dispositivi e previo tampone rapido all’ingresso dei visitatori.

Come dire passata la festa gabbato lo santo: quando l’Italia più o meno un anno fa ha scoperto le residenze sanitarie assistenziali per anziani cronici in occasione del loro abbandono in preda al Covid, l’attenzione era molto alta sui vecchietti fragili vittime silenziose della pandemia, innescando proposte di rinnovamento per ricucire lo strappo sociale e placare i sensi di colpa, mentre le inchieste giudiziarie facevano il loro corso. Poi la vita e la non vita della pandemia hanno ripreso a correre e l’inserimento prioritario nella campagna vaccinale deve aver dato l’impressione che tutto quello che poteva rientrare, fosse rientrato. Invece no.

“Andrà così fino a quando le linee guida e gli obblighi di legge lasceranno la discrezionalità agli enti gestori: quello che la pandemia ha solo evidenziato è che le Rsa oggi sono come delle piccole cittadelle medievali in cui si alzano i ponti levatoi e i diritti e i bisogni e i servizi che dovrebbero essere erogati vengono sacrificati in nome del profitto“, sostiene Azzoni che sottolinea come dal ministero della Salute a fine anno siano uscite solo “delle linee guida, non degli obblighi per gli enti gestori che in realtà senza parenti hanno tanto da guadagnarci, perché evitano occhi indiscreti, critiche e potenziali verifiche che dovrebbero attenere alla regione, all’Ats o al comune titolare dell’accreditamento, che in questo modo viene meno”. Il presidente dell’associazione per i diritti nelle Rsa, che pure riconosce come ci siano “casi di buona volontà sparsi sul territorio”, sottolinea che “oggi le Rsa non sono purtroppo più alle cronaca, ma la tragedia non è finita. L’abbandono di un’intera fascia della popolazione nelle Rsa, dove l’isolamento sta creando altrettanti danni del virus, è l’attualità nel silenzio generale. Abbiamo perso come società, se non c’è una reazione a questo dramma, perdiamo tutti”

Secondo Azzoni, “gli enti gestori sono barricati in questo ghetto in un silenzio totale che non dà risposte né in termini di soddisfazione delle necessità di chi vive all’interno, né ai parenti che chiedono in tutt’Italia di entrare in contatto con i propri cari e gli viene impedito. Di fatto negando il diritto alla libertà degli ospiti, quasi fossero degli innocenti prigionieri che hanno commesso il reato di essere vecchi”. Un tema quest’ultimo che Felicita ha per altro già sottoposto al garante dei detenuti e delle persone private della libertà personale, Mauro Palma, secondo il quale con la chiusura imposta dal Covid “tutte le persone devono essere tutelate dall’istituzione esterna di garanzia perché sono private della libertà personale non de iure, ma de facto”, come si legge sul Manifesto del 3 settembre scorso.

Ma come mai allora le acque ancora non si smuovono? “Il governo si è limitato a rimandare alle Regioni, le Regioni rimandano alle singole Rsa semplicemente non obbligandole ad aprire né a prestare quel servizio di assistenza obbligatorio minimo che è l’assistenza psicologica – è l’interpretazione di Azzoni – È un grande scaricabarile. In ultimo ci sono le Rsa a cui viene in qualche modo data libertà di fare quello che vogliono e il più delle volte tra la scelta di aprire e non farlo, fanno una scelta basata sul profitto: acquistare una stanza degli abbracci è un onere, come lo è quello di impiegare più personale per le visite protette dei parenti che si potrebbero fare tranquillamente, ma bisogna investire. Quindi ancora una volta vediamo gli anziani trattati come righe di bilancio in una sanità votata al profitto piuttosto che alla salute, come invece è scritto nella nostra Costituzione ed ecco che su larga scala è meglio chiudere tutto e aspettare tempi migliori. Ma quale tempo peggiore può essere un anno di reclusione per persone in fragilità che non hanno altro che i propri cari per avere un contatto con la vita? Sono persone che non hanno tanti anni davanti da vivere e proprio per questo andrebbe loro garantita una migliore qualità della vita”.

Fulvio Borromei, medico Palliativista, in rappresentanza della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO), interpellato in merito sul punto, risponde che “se queste persone fragili vengono vaccinate e si riduce quello che è un oggettivo rischio di infezione, si può pensare a trovare una soluzione che permetta di vedere i familiari o persone vicine che possano migliorare lo stato psichico di questi ospiti. La nostra posizione è da una parte di tutelare l’habitat in cui vivono queste persone, dall’altra con la vaccinazione alle porte questa degli incontri è un’attenzione che deve essere concessa”.

Magari ci vorrebbe un po’ più di sostegno ai direttori sanitari che sono stati lasciati soli ad affrontare tutte le decisioni chiave: “Non dobbiamo dimenticare il prenderci cura, ma è chiaro che ci deve essere anche una condivisione delle responsabilità: ci siamo trovati di fronte a questo drammatico evento che è la pandemia e chi ha le responsabilità ne sente il peso, però credo che bisogna riflettere e ragionare sul fatto che queste responsabilità possano essere divise o compartecipate. L’ospite rimane prioritario, lo tuteliamo, ma credo che sia venuto il momento: dopo un anno abbiamo strumenti migliori per combattere la diffusione del virus, abbiamo conoscenze migliori e dobbiamo metterle in campo per poter magari migliorare il rapporto umano e il prendersi cura”, aggiunge Borromei che parla di occasione di unitarietà che stiamo perdendo: “Qua succede che tutti hanno paura di prendere delle decisioni perché poi il giorno dopo si risulta colpevoli. Bisogna modificare questa mentalità: è chiaro che se si è negligenti si è colpevoli, però se ci si muovesse insieme per affrontare un nemico storico… “.