COMUNICATO STAMPA – PREMIO CAMPIONE CITY ANGELS

PREMIO CAMPIONE DI CITY ANGELS CONFERITO ALL’ASSOCIAZIONE FELICITA PER I DIRITTI DEGLI ANZIANI NELLE RSA

PER LO STRAORDINARIO IMPEGNO NEL MIGLIORARE LA VITA DEGLI ANZIANI, PONENDO MILANO COME MODELLO PER L’ITALIA IN QUESTA IMPORTANTE BATTAGLIA CIVILE

Milano, 30 giugno 2021 – Presso la Sala degli Affreschi della Società Umanitaria è stato oggi conferito da City Angels all’Associazione Felicita per i diritti nelle RSA il premio Campione nella categoria Anziani, assegnato da una giuria composta dai direttori di 21 testate italiane. Alla cerimonia erano presenti il fondatore di City Angels Mario Furlan, l’Arcivescovo Mons. Mario Delpini, il sindaco di Milano Beppe Sala.

“Questo premio ha vent’anni di vita, e noi, che a giugno abbiamo compiuto un anno di vita, siamo particolarmente onorati di riceverlo – ha affermato Alessandro Azzoni, Presidente Associazione Felicita, durante il suo discorso di ringraziamento – Felicita è nata soprattutto perché quanto successo durante la pandemia possa cambiare la cultura della vecchiaia in una società che nella fragilità umana, di cui gli anziani sono testimoni viventi, vede un problema da confinare lontano dalla vista, spesso seguendo logiche poco attente ai diritti. Come nel caso delle migliaia di anziani che, mentre la vita all’esterno è ormai ripresa, vivono da oltre 16 mesi ancora isolati nelle Rsa, senza poter uscire per una passeggiata e un gelato con figli e nipoti. L’anziano rappresenta le radici del nostro passato, la nostra storia e la nostra memoria, è il futuro che tutti noi abiteremo, è il presente che ci mette di fronte alla comune fragilità che abitualmente vogliamo nascondere o rimuovere, ma che si manifesta nelle vite incrinate dalla malattia, dall’handicap e dalla vecchiaia. Assumendo la fragilità come paradigma della comune esperienza umana che apre le persone alla dimensione dell’accoglienza, della comprensione, dell’ascolto, riconoscendoci e rispecchiandoci nella fragilità di chi ci sta accanto possiamo riscoprire la nostra umanità e ci scopriamo soggetti capaci di prenderci cura a vicenda”.

Il recentissimo report effettuato da Istat per la Commissione istituita dal Ministero della Salute e presieduta da Mons. Vincenzo Paglia delinea una fotografia preoccupante dei bisogni inevasi di assistenza di 1,2 milioni di anziani over 75, di cui circa 1 milione vive solo o con un livello di aiuto insufficiente, con compromesse capacità funzionali, mancanza di supporto sociale, sfavorevoli condizioni abitative, difficili condizioni economiche.

Intercettare la domanda di questo “popolo” di anziani spesso soli, traducendola in un’offerta di servizi di sostegno, prioritariamente presso l’abitazione e sul territorio significa assicurare loro una migliore qualità di vita, per evitare che la condizione di svantaggio esploda come domanda sanitaria dalle dimensioni insostenibili.

“Pensiamo che migliorare la vita degli anziani, in particolare di quelli più fragili, sia una questione di civiltà. E Milano, che si pone come modello per l’Italia, può essere all’avanguardia in questa battaglia civile, proprio partendo dalle Rsa partecipate dal Comune, per rafforzare il ruolo del pubblico nel garantire la riapertura degli incontri coi parenti e costruire una maggior trasparenza nel rapporto fiduciario tra strutture residenziali e famiglie. Partendo dall’istituzione della figura del Garante degli anziani in modo da dotare Milano, e in prospettiva tutta la Lombardia, di uno strumento che vigili sull’assistenza prestata agli anziani ricoverati in strutture residenziali, favorendo il benessere dell’anziano in ogni fase della sua vita, a beneficio di tutta la cittadinanza” ha concluso Azzoni.

Le RSA stanno peggio di prima – Radio Popolare – intervista 31.5.21

Omicidio colposo plurimo e violazioni  in materia di salute sul lavoro. Queste le ipotesi di reato su cui deciderà se procedere la Procura di Milano nei confronti del Direttore generale del Pio Albergo Trivulzio e dell’Ente che gestisce la struttura.

Potrebbe essere un colpo di spugna l’emendamento al recente Decreto Covid che prevede la limitazione della reponsabilità penale per lesioni colpose e omicidio colposo commessi in una situazione di emergenza dal personale sanitario se  passasse un’interpretazione forzata che include anche chi ha avuto ruoli gestionali e organizzativi durante la pandemia.

Il Presidente dell’associazione Felicita Alessandro Azzoni ribadisce che in questo anno nelle RSA italiane ai morti per covid si sono aggiunti quelli per abbandono a causa delle troppe negligenze da parte delle dirigenze. Aspettiamo che le indagini possano far luce su queste omissioni di cautele che hanno drammaticamente creato un disastro e molte vittime che si potevno evitare. 

Le RSA paradossalmente stanno peggio di prima perchè continuano a rimanere chiuse e questo eccesso di protezione le fa diventare delle prigioni.

Ancora una volta assistiamo alla negazione dei diritti degli anziani e alla mancanza di risposte dei bisogni a questa fascia di popolazione fragile non autosufficiente che già tanto ha patito e ancora oggi in zona bianca rimane reclusa.

Intervista Presidente Alessandro Azzoni e avvocato Santangelo Luigi a Radio Popolare 31.5.21

Scudo Penale: Comunicato Stampa Felicita

Milano, 25 maggio 2021

UN EMENDAMENTO GIUSTO  SE TUTELA I MEDICI CHE HANNO OPERATO SUL CAMPO.  MA NON SIA UN COLPO DI SPUGNA SULLE COLPE DEI DIRIGENTI (ANCHE MEDICI) DELLE STRUTTURE

E’ stato approvato in via definitiva, dopo il voto in Senato, l’emendamento  che Introduce la limitazione della responsabilità penale degli operatori sanitari ai soli casi di colpa grave, per fatti di morte o lesioni personali commessi durante lo stato di emergenza epidemiologica SARS Cov-2.

Da sempre  l’Associazione Felicita per i diritti nelle RSA ha espresso la sua piena solidarietà al personale sanitario – medici, infermieri, OSS –  che si è trovato a operare in quella terribile emergenza sanitaria, spesso rimanendo anch’essi vittime delle scelte inadeguate compiute dagli organi decisori delle aziende sanitarie, delle istituzioni locali e delle dirigenze delle singole RSA.           

Proprio per questo, Felicita, già un anno fa, aveva stigmatizzato ogni tentativo di impedire l’accertamento   della verità storica dei fatti con l’introduzione di uno ‘scudo penale’ esteso a quelle figure sanitarie che avessero ricoperto durante la pandemia il ruolo di direttori generali, direttori sanitari, direttori amministrativi, dirigenti di struttura, a vario titolo responsabili della dimensione operativa e gestionale dell’azienda, e quindi delle eventuali inefficienze organizzative.

“Vogliamo ricordare come nelle RSA  la scarsità delle risorse umane e materiali  e il minor grado di esperienza e conoscenze tecniche possedute dal personale impiegato per far fronte all’emergenza – che l’emendamento esclude dalla colpa grave – sono state spesso conseguenze di gravi e manifeste omissioni di cautele, a monte e nel corso della pandemia,  da parte dei responsabili delle strutture preposti a salvaguardare la vita di persone fragili e a tutelare la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro del personale”, evidenzia il Presidente di Associazione Felicita Alessandro Azzoni.

Samo quindi fiduciosi che l’emendamento non diventerà un indiscriminato e ingiustificato “colpo di spugna” sulle responsabilità penali per fatti di omicidio colposo, lesioni colpose, disastro sanitario,  dovuti alla cattiva gestione delle RSA, cancellando la memoria di migliaia di decessi, e privando i loro familiari del conforto che solo l’accertamento della verità può dare.

I Dimenticati delle RSA – La Repubblica

“I dimenticati delle Rsa”, un viaggio nelle Rsa ancora blindate mentre il Paese riapre. Un’inchiesta di Repubblica che raccoglie anche la testimonianza del Presidente di Felicita, Alessandro Azzoni, e mette in luce la crescita dei danni sui ricoverati isolati. Secondo uno studio della Società italiana di neurologia “Senza contatti la salute mentale peggiora del 60%”. Non si può più aspettare, il Governo deve pensare anche ai protocolli per le riaperture delle Rsa.

Oltre 400 morti al Pio Albergo Trivulzio e altre RSA – Radio Popolare

Saranno le prossime settimane decisive per il lavoro della Procura di Milano sugli oltre 400 morti al Pio Albergo Trivulzio, oggetto di decine di esposti e di una maxi consulenza depositata in procura.

“Quanto successo all’interno del Trivulzio, gli errori grossolani e le negligenze devono assolutamente evidenziare le responsabilità delle morti e delle lesioni, delle morti collaterali e degli abbandoni. Siamo in attesa di capire dove nella catena di responsabilità ci siano state le falle inaccettabili che hanno portato alla strage che conosciamo, aspettiamo le prossime settimane per fare luce su quanto successo”, ha dichiarato il Presidente di Felicita, Alessandro Azzoni, in una intervista a Radio Popolare.

Manca un piano per la riapertura delle RSA – Il Fatto Quotidiano

Manca un piano per la riapertura delle Rsa a livello nazionale. Le visite rappresentano un costo per le strutture, che nel gioco dello scaricabarile delle responsabilità preferiscono non sostenere nonostante sia indispensabile per la cura degli ospiti. Siamo alla deriva autarchica.

“Andrà così fino a quando le linee guida e gli obblighi di legge lasceranno la discrezionalità agli enti gestori” ha dichiarato in una intervista al Fatto quotidiano il Presidente di Felicita, Alessandro Azzoni.

Vaccinati e isolati, per gli anziani nelle Rsa dopo le somministrazioni non c’è il piano per gli incontri con i parenti. E il lockdown continua

Vaccinati e isolati, per gli anziani nelle Rsa dopo le somministrazioni non c’è il piano per gli incontri con i parenti. E il lockdown continua

Associazione Felicita: “Autarchia dei gestori che fanno una scelta basata sul profitto: acquistare una stanza degli abbracci è un onere, come lo è quello di impiegare più personale per le visite protette dei parenti che si potrebbero fare tranquillamente, ma bisogna investire”. Spi Cgil Lombardia: “Cultura italiana dello scaricabarile nelle responsabilità”. Ordine dei Medici: “Col vaccino rischio di infezione ridotto, pensare a una soluzione è possibile e doveroso”

di Gaia Scacciavillani | 21 MARZO 2021

sindaci del distretto di Lecco nei giorni scorsi si sono addirittura premurati di sollecitare la Prefettura che, perfino in zona rossa, ha dato il via libera agli spostamenti dei parenti degli ospiti Rsa finalizzati a far visita ai loro cari. Il prefetto Castrese De Rosa ha infatti condiviso “l’importanza di non interrompere” nuovamente la possibilità di un rapporto tra gli ospiti delle strutture e i loro “contatti vitali, che in questa fase dell’esistenza rappresentano un punto di riferimento essenziale”, come si legge in una nota datata 16 marzo. Una rarissima eccezione che conferma la regola, in tempi in cui se anche non ci fossero le zone rosse le visite agli anziani in Rsa sono merce rara quanto le sigarette al mercato nero in tempi di guerra.

Questione di scelte economiche secondo il presidente dell’associazione Felicita, Alessandro Azzoni che parla di deriva autarchica dei gestori delle case per anziani, le Rsa. Altri, come Federica Trapletti, segretaria del sindacato pensionati della Cgil della Lombardia, puntano il dito contro la cultura italiana dello scaricabarile nelle responsabilità che in questo caso vede protagonisti Regioni, governo e gestori delle strutture, con la palla che è rimasta tutta nelle mani dei direttori sanitari che non se la sentono di sostenere il peso delle proprie scelte e preferiscono sopportare quello delle non scelte. Fatto sta che la circolare ministeriale di fine novembre che invitava le case che ospitano anziani cronici non autosufficienti a non far morire di solitudine i sopravvissuti al Covid, favorendone l’incontro con i parenti, gli assistenti spirituali, i volontari, gli animatori e gli assistenti sociali, è rimasta pressoché inascoltata. Nell’indifferenza generale. E la campagna vaccinale, che nel caso delle Rsa è praticamente andata in porto, non ha cambiato le prospettive.

Rara l’eccezione di chi, come la Regione Toscana, nelle scorse settimane ha stanziato quasi 1 milione di euro in strumenti per favorire i contatti degli anziani con l’esterno come tablet, schermi, lavagne multimediali e, naturalmente, le stanze degli abbracci. La virtuosa Emilia Romagna, che lo scorso autunno aveva anticipato tutti offrendo tamponi rapidi gratis alle sue Cra (Casa residenza per anziani non autosufficienti) per poter continuare a permettere le cosiddette visite parentali protette, non pensa ancora alla luce in fondo al tunnel e conferma solo i protocolli della scorsa estate. Idem l’anzianissima Liguria, che la circolare del ministero della Salute non l’ha quasi vista e la super Asl regionale Alisa non immagina neppure di chiedere conto alle sue strutture di come viene stimolata la socialità dei loro ospiti o di inviare assistenti sociali al loro interno, o ancora di prendere in considerazione, parallelamente ai doverosi risarcimenti per le Rsa che hanno alleggerito il carico di lavoro ospedaliero, anche degli indennizzi per gli anziani sopravvissuti, sotto forma per esempio di stanziamenti per attività terapeutiche aggiuntive.

In Lombardia, poi, è peggio che andar di notte: la regione con più Rsa in Italia, oltre 700, conta solo 18 stanze degli abbracci. Le infrastrutture dal costo medio di 2.500 euro oltre l’Iva, oltretutto, ci sono solo grazie alla generosità dello Spi Cgil lombardo, il sindacato dei pensionati che ne ha fatto dono alle strutture, in alcuni casi facendo anche fatica a trovare enti disposti a installarle. Non solo, come racconta Trapletti, con l’imperversare della terza ondata nel bresciano la Regione che pure si è premurata di vaccinare i docenti universitari, ha deviato le vaccinazioni destinate ai nuovi ingressi nelle Rsa sulla zona rossa. Ma la performance peggiore è del Trentino, dove Francesca Parolari, la presidentessa di Upipa, l’associazione che rappresenta la maggior parte delle Rsa provinciali, è stata sfiduciata dal suo consiglio per aver dato il via libera alla riapertura delle visite in struttura. “Sono orgogliosa di aver concluso questa esperienza con il risultato più bello: quello di aver permesso agli ospiti di incontrare i parenti”, ha commentato a caldo l’interessata che alle accuse di aver agito in contrasto con le decisioni del cda e senza avallo dell’Apss, replica di aver avuto il via libera scritto del direttore generale dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari.

Inutile dire, poi, che nonostante la campagna vaccinale almeno per le Rsa sia conclusa o prossima alla conclusione, nessuna Regione ha ancora previsto una road map che porti un po’ di luce agli anziani ospiti delle residenze, preparandone la riapertura quando la terza ondata si sarà placata. Anzi, qualcuno fa perfino fatica a concedere appunto le visite protette che erano state codificate dall’Istituto Superiore di Sanità e da molte regioni fin dalla scorsa estate, con protocolli che prevedono gli incontri in aree delle strutture predisposte ad hoc, con la protezione di plexiglass, dei dispositivi e previo tampone rapido all’ingresso dei visitatori.

Come dire passata la festa gabbato lo santo: quando l’Italia più o meno un anno fa ha scoperto le residenze sanitarie assistenziali per anziani cronici in occasione del loro abbandono in preda al Covid, l’attenzione era molto alta sui vecchietti fragili vittime silenziose della pandemia, innescando proposte di rinnovamento per ricucire lo strappo sociale e placare i sensi di colpa, mentre le inchieste giudiziarie facevano il loro corso. Poi la vita e la non vita della pandemia hanno ripreso a correre e l’inserimento prioritario nella campagna vaccinale deve aver dato l’impressione che tutto quello che poteva rientrare, fosse rientrato. Invece no.

“Andrà così fino a quando le linee guida e gli obblighi di legge lasceranno la discrezionalità agli enti gestori: quello che la pandemia ha solo evidenziato è che le Rsa oggi sono come delle piccole cittadelle medievali in cui si alzano i ponti levatoi e i diritti e i bisogni e i servizi che dovrebbero essere erogati vengono sacrificati in nome del profitto“, sostiene Azzoni che sottolinea come dal ministero della Salute a fine anno siano uscite solo “delle linee guida, non degli obblighi per gli enti gestori che in realtà senza parenti hanno tanto da guadagnarci, perché evitano occhi indiscreti, critiche e potenziali verifiche che dovrebbero attenere alla regione, all’Ats o al comune titolare dell’accreditamento, che in questo modo viene meno”. Il presidente dell’associazione per i diritti nelle Rsa, che pure riconosce come ci siano “casi di buona volontà sparsi sul territorio”, sottolinea che “oggi le Rsa non sono purtroppo più alle cronaca, ma la tragedia non è finita. L’abbandono di un’intera fascia della popolazione nelle Rsa, dove l’isolamento sta creando altrettanti danni del virus, è l’attualità nel silenzio generale. Abbiamo perso come società, se non c’è una reazione a questo dramma, perdiamo tutti”

Secondo Azzoni, “gli enti gestori sono barricati in questo ghetto in un silenzio totale che non dà risposte né in termini di soddisfazione delle necessità di chi vive all’interno, né ai parenti che chiedono in tutt’Italia di entrare in contatto con i propri cari e gli viene impedito. Di fatto negando il diritto alla libertà degli ospiti, quasi fossero degli innocenti prigionieri che hanno commesso il reato di essere vecchi”. Un tema quest’ultimo che Felicita ha per altro già sottoposto al garante dei detenuti e delle persone private della libertà personale, Mauro Palma, secondo il quale con la chiusura imposta dal Covid “tutte le persone devono essere tutelate dall’istituzione esterna di garanzia perché sono private della libertà personale non de iure, ma de facto”, come si legge sul Manifesto del 3 settembre scorso.

Ma come mai allora le acque ancora non si smuovono? “Il governo si è limitato a rimandare alle Regioni, le Regioni rimandano alle singole Rsa semplicemente non obbligandole ad aprire né a prestare quel servizio di assistenza obbligatorio minimo che è l’assistenza psicologica – è l’interpretazione di Azzoni – È un grande scaricabarile. In ultimo ci sono le Rsa a cui viene in qualche modo data libertà di fare quello che vogliono e il più delle volte tra la scelta di aprire e non farlo, fanno una scelta basata sul profitto: acquistare una stanza degli abbracci è un onere, come lo è quello di impiegare più personale per le visite protette dei parenti che si potrebbero fare tranquillamente, ma bisogna investire. Quindi ancora una volta vediamo gli anziani trattati come righe di bilancio in una sanità votata al profitto piuttosto che alla salute, come invece è scritto nella nostra Costituzione ed ecco che su larga scala è meglio chiudere tutto e aspettare tempi migliori. Ma quale tempo peggiore può essere un anno di reclusione per persone in fragilità che non hanno altro che i propri cari per avere un contatto con la vita? Sono persone che non hanno tanti anni davanti da vivere e proprio per questo andrebbe loro garantita una migliore qualità della vita”.

Fulvio Borromei, medico Palliativista, in rappresentanza della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO), interpellato in merito sul punto, risponde che “se queste persone fragili vengono vaccinate e si riduce quello che è un oggettivo rischio di infezione, si può pensare a trovare una soluzione che permetta di vedere i familiari o persone vicine che possano migliorare lo stato psichico di questi ospiti. La nostra posizione è da una parte di tutelare l’habitat in cui vivono queste persone, dall’altra con la vaccinazione alle porte questa degli incontri è un’attenzione che deve essere concessa”.

Magari ci vorrebbe un po’ più di sostegno ai direttori sanitari che sono stati lasciati soli ad affrontare tutte le decisioni chiave: “Non dobbiamo dimenticare il prenderci cura, ma è chiaro che ci deve essere anche una condivisione delle responsabilità: ci siamo trovati di fronte a questo drammatico evento che è la pandemia e chi ha le responsabilità ne sente il peso, però credo che bisogna riflettere e ragionare sul fatto che queste responsabilità possano essere divise o compartecipate. L’ospite rimane prioritario, lo tuteliamo, ma credo che sia venuto il momento: dopo un anno abbiamo strumenti migliori per combattere la diffusione del virus, abbiamo conoscenze migliori e dobbiamo metterle in campo per poter magari migliorare il rapporto umano e il prendersi cura”, aggiunge Borromei che parla di occasione di unitarietà che stiamo perdendo: “Qua succede che tutti hanno paura di prendere delle decisioni perché poi il giorno dopo si risulta colpevoli. Bisogna modificare questa mentalità: è chiaro che se si è negligenti si è colpevoli, però se ci si muovesse insieme per affrontare un nemico storico… “.

I nostri anziani isolati da mesi – La Repubblica

La Repubblica 20.03.21

Oltre un anno dall’inizio della pandemia la situazione è intollerabile. “Le RSA sono chiuse, inaccessibili come cittadelle medievali, nonostante siano iniziate le vaccinazioni agli ospiti, al personale e ai caregivers».

Con queste parole inizia l’intervista a Repubblica, del Presidente di Felicita Alessandro Azzoni.

I parenti non vedono i loro cari da oltre un anno – Rai Radio 3 – Prima Pagina

Ringraziamo la nostra associata di Orvieto, intervenuta alla trasmissione “Prima pagina” di Radio 3 condotta da Gad Lerner, per aver portato la sua preziosa testimonianza sulle chiusure delle visite nelle Rsa dove risiedono migliaia di italiani. Con i tamponi e vaccini avviati gli anziani, anche quelli malati di alzheimer, che hanno ancor più bisogno della cura dei familiari, rimangono drammaticamente isolati nel silenzio delle istituzioni.

Gad Lerner – Prima Pagina – Rai Radio 3 – 17.3.21