Intervista al Presidente Felicita – Radio Marconi

CONTINUARE A CHIUDERE AI PARENTI LE RSA NON SERVE A ISOLARE IL COVID MA A ESCLUDERE LA VITA

L’ Associazione Felicita continua a raccogliere testimonianze di anziani dimenticati e abbandonati nelle RSA nonostante la fine dell’emergenza dal 1 aprile. Il personale è scarso e sottopagato, ragione in più per passare alle strutture ospedaliere che hanno migliori condizioni lavorative.

Molte RSA non hanno mai veramente riaperto ai parenti.  La minoranza di quelle aperte, è la prova che stare vicino ai propri cari è terapeutico e nei fatti crea un benessere psicofisico per l’anziano, perché la salute mentale è importante tanto quanto, se non di più, della salute fisica.

La responsabilità dell’accesso alle strutture affidata ai Direttori Sanitari da parte del Governo, li porta a tenere lontano i parenti per rischio di contagi, ma ciò non ha impedito al Covid-19 di entrare nelle strutture tramite gli operatori sanitari.

Grazie ai  vaccini si è ridotto di fatto il rischio di morte e di malattia grave. E’ quasi impossibile una strategia di Covid zero e nei prossimi anni si dovrà convivere con la pandemia.

“Non possiamo continuare ad isolare gli anziani nelle RSA condannandoli di fatto ad un altro tipo di morte per solitudine e abbandono” – ha dichiarato in conclusione il Presidente Alessandro Azzoni.

Comunicato Stampa – Udienza Opposizione

PIO ALBERGO TRIVULZIO-AZZONI/FELICITA: “CON FIDUCIA CI RIMETTIAMO AL GIUDIZIO DELLA CORTE. CHIEDIAMO CHE VI SIA UN PROCESSO GIUSTO ED EQUO”

Milano, 8 aprile – “E’ un’ importante coincidenza che lunedi prossimo 11 aprile  – in occasione dell’udienza di opposizione presso il Tribunale di Milano riguardo la chiusura delle indagini relative alle morti avvenute all’interno del Pio Albergo Trivulzio – si riunisca a Strasburgo il CPT,  “Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti”, struttura afferente al Consiglio d’Europa proprio per trattare la questione delle condizioni di vita degli anziani ospiti delle RSA lombarde”.

Tra i compiti del CPT vi è quello di controllare tutte quelle situazioni che potrebbero equivalere a “pene o trattamenti inumani o degradanti”.

Felicita ritiene che quanto avvenuto all’interno del Pio Albergo Trivulzio con lo scoppio della pandemia richieda un processo giusto ed equo. Lo si deve ai tanti morti e ai loro familiari

Con fiducia ci rimettiamo al giudizio della Corte”, dichiara il Presidente dell’Associazione Felicita Alessandro Azzoni

Un anziano senza relazioni muore – FANPAGE.IT

UN ANZIANO SENZA RELAZIONI MUORE – E’ NECESSARIO RIAPRIRE LE RSA

“I direttori sanitari delle RSA decidono di chiudere alle visite più per propria tutela che per protezione degli ospiti e della loro salute” Ha dichiarato il Presidente di Felicita – Associazione per i diritti degli anziani nelle RSA, Alessando Azzoni.

E’ inaccettabile che dopo 2 anni, ignorando le direttive del Ministero della Salute che ribadisce assolutamente necessaria la presenza del parente tanto quanto le cure sanitarie, le strutture chiudano all’aumentare dei contagi quando esistono validi protocolli di sicurezza.

La chiusura non riguarda solo i parenti, ma anche la possibilità di poter parlare liberamente con medici e infermieri ed avere informazioni esaustive sullo stato di salute dei propri cari.

foto: fanpage.it

Fanpage.it – 20.1.2022 – A cura di Filippo M. Capra

Milano, Rsa chiuse alle visite dei parenti: “Gli anziani sono depressi, senza relazioni si muore”
Come stanno gli anziani e i parenti degli stessi dopo l’ennesima chiusura delle Rsa scelta individualmente dalle strutture milanesi e lombarde? Fanpage.it lo ha chiesto direttamente a loro.

Due realtà uguali che hanno preso scelte diverse. Le Rsa in Lombardia si dividono tra chi ha deciso di chiudere per contenere la diffusione del contagio e proibire quindi l’accesso ai parenti degli ospiti anziani, e chi invece ha deciso di rischiare e concedere le visite ai famigliari nonostante la nuova ondata dettata dalla variante Omicron. Due scelte diverse che hanno portato a conseguenze opposte: sia per chi è fuori che per chi è dentro.

La figlia di un’anziana ricoverata al Pat: Mia madre è depressa
Tra le strutture che hanno deciso di chiudere in via precauzionale, c’è il Pio Albergo Trivulzio di Milano, già travolto dalla prima ondata del Covid che provocò circa trecento decessi tra gli anziani ospitati. Giulia ha la mamma ricoverata al Pat ma, come spiega lei a Fanpage.it, per il secondo Natale di fila non ha potuto farle gli auguri di persona. La situazione con il Covid è inevitabilmente cambiata: “Prima la vedevo tutti i giorni, ora devo aspettare quasi due mesi per poterla rivedere. E lei ogni giorno che la sento, la prima cosa che mi chiede è: “Quando vieni a trovarmi?””. Le visite al Pat sono bloccate da metà dicembre del 2021. La chiusura comporta problemi non solo a Giulia, che non può vedere l’anziana madre, ma alla ospite della Rsa stessa in quanto “è depressa nel ritrovarsi ancora isolata. Lei come si sentirebbe a 90 anni chiuso in una struttura senza sapere quando potrà rivedere la figlia o il figlio o i parenti? Gli anziani sono reclusi mentre noi siamo tornati alla normalità”. La visita del parente, continua Giulia, “è una necessità concreta”. A fare eco alle parole di Giulia è Alessandro Azzoni dell’associazione Felicita per i diritti nelle Rsa che spiega come “durante l’isolamento l’anziano va in depressione e il Ministero della Sanità l’ha capito da tempo, tanto di chiedere alle Rsa di aprire”.

Le Rsa aperte: Abbiamo deciso di correre ancora il rischio
Un’altra Rsa a Paderno Dugnano, nel Milanese, ha deciso di restare aperta, consentendo ai famigliari di fare visita ai parenti ricoverati. “Per noi la Rsa è la nuova casa dove la persona viene a vivere”, spiega a Fanpage.it Paola Cattin, direttrice generale della fondazione Uboldi, che continua: “Pur aumentando le regole per proteggere gli ospiti, che sono persone fragili, riteniamo sia necessario aprire perché una persona senza relazioni muore. La dg della Rsa di Paderno ha spiegato che nella sua struttura si è deciso “di correre ancora il rischio, di scommettere e di riaprire”.

I pazienti Covid tornano nelle RSA – Rai 3 – AGORA’

I PAZIENTI COVID TORNANO NELLE RSA – NULLA E’ CAMBIATO

I figli e nipoti non hanno più accesso alle RSA da ormai 2 anni, mentre i malati di covid vengono nuovamente accettati nelle strutture per anziani (a fronte di un compenso giornaliero di €190) ripresentandosi così lo stesso incubo della prima ondata in cui migliaia di ospiti fragili sono stati contagiati e altrettanti deceduti.

Il forte dubbio che i positivi rimangano separati all’interno delle RSA rimane, se si considera che tutte le residenze per anziani hanno una grave mancanza di personale, come affermato anche da Luca Degani, Presidente di Uneba Lombardia, organizzazione di categoria nel settore sociosanitario.

Qual è la garanzia che gli operatori sanitari che tratteranno i pazienti covid non siano gli stessi che assisteranno gli anziani fragili?

Il rischio è di vedere un brutto film già visto. Perché portare nuovamente i contagiati nelle RSA, quando si possono utilizzare altre strutture?

Invece di essere tutelati, gli anziani sono stati abbandonati.

Felicita, Associazione per i diritti degli anziani nelle RSA, continuerà a battersi e a dar voce a migliaia di parenti disperati che chiedono di proteggere i loro cari.

Porte chiuse ai parenti nelle RSA, ma di nuovo aperte al covid – RADIO POPOLARE

PORTE CHIUSE NELLE RSA AI PARENTI E ALLA VERITA’ GIUDIZIARIA, MA DI NUOVO APERTE AL COVID.

Stiamo rivedendo un brutto film già visto. Secondo una recente delibera della Regione Lombardia i pazienti covid possono essere trasferiti nelle rsa a fronte di una diaria di €190 al giorno.

Si spalancano dunque di nuovo le porte a tutto ciò che porta profitto, ma restano chiuse le porte ai parenti, ignorando totalmente il loro ruolo di sostegno fondamentale per la vita degli ospiti. Questo, nonostante Il Ministero della Salute abbia stabilito che i familiari in possesso di Super green pass debbano poter entrare nelle RSA per almeno 45 minuti tutti i giorni, e nonostante da ormai due anni le associazioni chiedano a gran voce che sia consentito di stare vicino ai propri cari. I decreti emanati per le visite sono chiari ma le Regioni non obbligano le Ats a controllarne l’applicazione.

Mentre in nome della prudenza e della necessità di proteggerli, gli anziani fragili sono ancora isolati, la loro salute è ancora dimenticata. Durante le feste natalizie i Nas hanno riscontrato il 20 per cento di irregolarità nelle oltre 600 Rsa controllate, e al Pio Albergo Trivulzio ci sono due centri vaccinali i cui utenti utilizzano lo stesso ascensore degli anziani residenti, senza quindi precauzioni anti contagio.

Questo è gravissimo è inaccettabile.

Intanto molte inchieste sulle gravi negligenze nelle RSA, anche della seconda ondata, si stanno avviando verso l’archiviazione anche grazie allo scudo penale varato a luglio del 2021 dal governo Draghi nelle pieghe del Decreto Covid.

Intanto, ad oggi siamo ancora in attesa della nomina del Giudice che dovrà fissare l’udienza per discutere l’opposizione all’ archiviazione delle indagini per i fatti occorsi nel 2020 al Pio Albergo Trivulzio.

Siamo ancora in una situazione simile a quella della prima ondata. Cos’altro deve ancora succedere perchè le istituzioni pubbliche invece di tutelare gli interessi dei più forti si prendano carico della sofferenza degli anziani e delle loro famiglie, decidendo un cambio di passo nelle politiche sanitarie e assistenziali?

Il dolore dei parenti e dei loro cari – LA 7/ Fanpage.it

IL DOLORE DEI PARENTI E DEI LORO CARI RECLUSI NELLE RSA

Non c’è gioia, ma solo disperazione e dolore per il secondo Natale consecutivo. E’ inaccettabile che l’ordinanza del Ministero della Salute sia disattesa dalla maggior parte delle RSA che preferiscono chiudere le visite ai parenti che far fronte alla mancanza di personale. Il persistente isolamento da ormai due anni degli anziani, compromette il loro stato psicologico e fisico.

Intervista al Presidente di Felicita Alessandro Azzoni

FANPAGE.IT: 22 DICEMBRE 2021

Visite sospese al Trivulzio, i parenti degli anziani ospiti: “Isolamento non è strada percorribile”

L’Associazione Felicita, che rappresenta i famigliari delle vittime del Covid del Pio Albergo Trivulzio, critica la scelta di aver sospeso le visite ai parenti anziani: “L’isolamento non è una strada percorribile”.

A cura di Ilaria Quattrone

Il Pio Albergo Trivulzio, la Residenza sanitaria assistenziale di Milano, ha deciso di sospendere le visite ai parenti degli anziani ricoverati. Fin da principio dalla struttura hanno fatto sapere che la scelta è arrivata a seguito del peggioramento del quadro epidemiologico della Regione: ieri, in una dichiarazione, il virologo e consulente tecnico scientifico del Pat Fabrizio Pregliasco ha spiegato come non ci sia all’interno della Rsa una situazione particolare, se non in conformità a quello dell’intera comunità. Parole che però non sono bastate al comitato dei parenti delle vittime del Covid del Pat che, in una nota stampa, hanno scritto: “Bisogna trovare altre soluzioni! La presenza e il sostegno dei parenti è un fattore essenziale e non eludibile per tutelare la salute degli anziani”.

Associazione Felicita: Isolamento anziani non è strada percorribile

Il presidente dell’Associazione Felicita, Alessandro Azzoni, ha infatti precisato che la chiusura delle visite comporta che gli ospiti vivano, per il secondo anno consecutivo, il Natale da soli. Questo – secondo Azzoni – potrebbe compromettere il loro stato di salute: “L’isolamento degli anziani non può essere una strada percorribile: è una scelta di tutela delle dirigenze delle strutture che, non riuscendo a far fronte alla mancanza di personale, scelgono l’opzione per loro più semplice”. Pregliasco, come il giorno precedente ha fatto la stessa struttura, ha precisato che saranno incentivate le videochiamate tra i parenti e gli anziani. Nonostante questo però, l’Associazione sottolinea come si sia passati da un “eccesso di imprudenza e sottovalutazione dei primi mesi del 2020, che ha provocato la strage degli anziani, all’attuale eccesso di precauzioni, che impedisce contatti e affetti”.

La sospensione delle visite
La struttura ha infatti spiegato che la decisione è stata presa semplicemente per tutelare gli ospiti. Con l’aumento dei contagi, la dirigenza sostiene che il solo green pass non sia sufficiente per tutelare gli ospiti. Al momento nessun anziano è risultato positivo. Solo alcuni pazienti arrivati dall’esterno per le cure intermedie hanno contratto il virus, ma in questi casi si è provveduto a trasferirli in altri ambienti.

L’isolamento degli anziani non può essere una strada percorribile – COMUNICATO STAMPA

L’ISOLAMENTO DEGLI ANZIANI NON PUÒ ESSERE UNA STRADA PERCORRIBILE. È UNA SCELTA DI TUTELA DELLE DIRIGENZE

COMUNICATO STAMPA

Milano, 22 dicembre 2021 – “Al Pio Albergo Trivulzio si è deciso, per precauzione si dice, di richiudere le visite dei parenti agli anziani, visto l’inasprimento della pandemia. La chiusura delle visite comporta per gli anziani che vivono nella struttura il passare ancora una volta il Natale soli, per il secondo anno consecutivo: così si compromette il loro stato psicologico e fisico, già precario e indebolito dalle vicende di questi anni.

L’isolamento degli anziani non può essere una strada percorribile: è una scelta di tutela delle dirigenze delle strutture che, non riuscendo a far fronte alla mancanza di personale, scelgono l’opzione per loro più semplice, ma che separa gli anziani dai loro affetti. Bisogna trovare altre soluzioni!

La presenza e il sostegno dei parenti è un fattore essenziale e non eludibile per tutelare la salute degli anziani” ha dichiarato Alessandro Azzoni, Presidente di Associazione Felicita in risposta alla dichiarazione del virologo Fabrizio Pregliasco che, nella giornata di ieri ha dichiarato che nonostante non ci siano allarmi al Trivulzio, le visite agli anziani sono sospese per precauzione.

“Nelle RSA siamo passati dall’eccesso di imprudenza e sottovalutazione dei primi mesi del 2020, che ha provocato la strage degli anziani, all’attuale eccesso di precauzioni, che impedisce contatti e affetti. Ancora una volta per tutelare le dirigenze prima degli anziani, ancora una volta vittime innocenti” ha aggiunto Azzoni.

RSA chiuse a Natale – TV 2000

RSA CHIUSE A NATALE – LA DISPERAZIONE DEI PARENTI E DEI LORO CARI

Sono passati ormai 22 mesi da quando le RSA sono chiuse e lasciano entrare i parenti se va bene solo una volta a settimana, per 20 minuti. Molte sono le segnalazioni che ci continuano ad arrivare di chiusure totali per il periodo natalizio. Sono infatti tante le strutture che non rispettano l’ordinanza del Ministero della Salute che invece incentiva le visite e le uscite degli ospiti.

Gli incontri avvengono in presenza di un’educatrice, senza alcuna privacy. Manca il personale e le attività di svago sono molto ridotte a scapito dei diritti e bisogni degli anziani. Neanche il Prete può entrare nella struttura. Un carcerato avrebbe più diritti.

“La presenza del parente è vitale come l’aria che respiriamo, necessaria tanto quanto le cure sanitarie. Isolare l’anziano significa farlo morire di solitudine.” – ha dichiarato la vicepresidente di Felicita, Laura Aspromonte.

Anziani nelle RSA sempre più soli – LA REPUBBLICA

“L’80% delle RSA in Italia non rispetta l’ordinanza del Ministero delle Salute sulle visite dei parenti. Sceglie l’isolamento senza considerare il sostegno dei parenti come parte fondamentale della terapia” ha dichiarato il Presidente di Felicita Alessandro Azzoni. Ogni Rsa affronta le visite in base a esigenze organizzative e gestionali lamentando una generale mancanza del personale, ma ancora una volta vengono sacrificati i bisogni e i diritti degli anziani che rimangono sempre più soli.

La Repubblica – Firenze 18.12.21

Nessun colpevole per la strage del Trivulzio – L’ESPRESSO

L’ASSOCIAZIONE FELICITA CHIEDE VERITA’ ATTRAVERSO UN PROCESSO PENALE.

Arrivare alla verità attraverso un processo penale volto ad accertare le responsabilità dei morti è il motivo per cui Felicita sostiene non solo i parenti colpiti dalla perdita evitabile dei loro cari, ma anche i medici e gli operatori sanitari che all’interno del Trivulzio hanno subito offesa per i rischi corsi a causa di inadeguata protezione sul lavoro, per le minacce e ritorsioni ricevute a causa della mancata obbedienza ad una gestione irresponsabile.

I legali dei familiari delle vittime dell’Associazione Felicita, Luca Santamaria e Luigi Santangelo, sostengono che «buona parte degli elementi che dimostrano la necessità di celebrare un processo emergono già dalla richiesta di archiviazione: dalla ritardata chiusura delle visite esterne alla ritardata, omessa, incompleta fornitura di dispositivi di protezione, tracciamento dei contagi e isolamento dei positivi, formazione dei dipendenti». Meriterebbero un approfondimento processuale anche «il divieto, pare inizialmente impartito dalla dirigenza del Pat sotto minaccia di sanzioni disciplinari, di utilizzo di Dpi autonomamente procurati dai dipendenti» e la prescrizione «di utilizzare la stessa mascherina per più giorni».

Nessun colpevole per la strage del Trivulzio, quel trasferimento nella Rsa che provocò 103 morti

Chiesta l’archiviazione dell’inchiesta sulla scelta di spostare i pazienti dall’ospedale di Sesto San Giovanni alla casa di riposo per anziani, a marzo del 2020. Il medico che denunciò i rischi di propagare il contagio è stato licenziato. I familiari delle vittime: i nostri cari in balia del virus.

di Andrea Tornago

L’ingresso del Pio Albergo Trivulzio  (ansa)

09 DICEMBRE 2021

Il 13 marzo 2020 decine di ambulanze attraversano Milano dalla periferia nord fino all’elegante quartiere Washington. Destinazione Pio Albergo Trivulzio, la storica casa di riposo milanese. Trasportano una ventina pazienti dimessi dall’ospedale di Sesto San Giovanni, ormai pieno di malati Covid come tutti i nosocomi lombardi. Nessuno ha fatto loro un tampone, merce rara in quei giorni. Ma occorre comunque liberare posti letto nei reparti al più presto. E una delibera della giunta regionale ha appena reso possibili i trasferimenti di pazienti dagli ospedali verso altre strutture assistenziali tra cui le Rsa: la scelta più criticata della giunta lombarda, i malati e gli anziani uniti in un abbraccio spesso mortale. L’Italia è da poco entrata in lockdown. Dieci giorni dopo, nella casa di cura milanese partono i contagi culminati in una strage: almeno 103 morti considerati «correlati al Covid-19» dai periti della Procura di Milano, nel periodo che va da gennaio a metà aprile del 2020.

La vicenda è ricostruita nel dettaglio dall’inchiesta milanese per epidemia e omicidio colposo al Pio Albergo Trivulzio di cui i pm Mauro Clerici e Francesco De Tommasi hanno chiesto l’archiviazione lo scorso ottobre: impossibile, secondo i magistrati, provare il nesso causale tra le condotte dei vertici dell’istituto e le morti degli anziani. Ma nelle carte emerge anche la storia un medico che a tutto questo si oppose, pagando un conto salato: il dottor Carlo Montaperto, direttore medico di presidio dell’ospedale di Sesto, all’epoca presidente dei primari lombardi. L’unico dottore che si mise di traverso per cercare di fermare i trasferimenti, come racconta lui stesso agli investigatori della Guardia di finanza il 5 ottobre 2020, ricostruendo quei momenti drammatici: «Da mie disposizioni nessuno doveva uscire dall’ospedale – dichiara il direttore medico nel verbale – poiché nessun paziente era stato testato e quindi non c’era alcuna evidenza della loro negatività al tampone». Ma le dimissioni di massa furono avviate ugualmente, ordinate «con un messaggio Whatsapp» da un altro dirigente ospedaliero. «Non avrei mai potuto autorizzare quei trasferimenti perché si trattava di pazienti non stabilizzati, che non potevano essere trasportati – spiega a L’Espresso il dottor Montaperto -. In seguito mi è stato riferito che la maggior parte di loro, nel giro di una settimana o dieci giorni, sarebbe morta».

Un paio di mesi dopo quel «no», per il primario di Sesto cominciano i guai. Il 20 maggio scopre che è stato aperto un procedimento disciplinare contro di lui in seguito a un sopralluogo effettuato nei reparti il giorno dopo i trasferimenti dei pazienti al Trivulzio: l’azienda per cui lavora lo accusa di una serie di omissioni in relazione all’emergenza Covid. Contestazioni che gli costeranno il licenziamento, da lui ritenuto ingiusto e contro cui si sta opponendo in tutte le sedi. Ora, da presidente lombardo dell’associazione nazionale primari ospedalieri, è diventato medico di famiglia in un paesino dell’hinterland milanese in attesa del verdetto dei giudici. «Sono stato raggiunto da una serie di accuse false e pretestuose – prosegue Montaperto – come sono convinto riuscirò a dimostrare nei giudizi. Ma era giusto opporsi a quelle dimissioni, e i medici che avevano in cura quei malati erano d’accordo con me: sulle cartelle cliniche dei loro pazienti hanno scritto ‘Trasferito contro parere medico su ordine del primario’. Fu un episodio drammatico».

L’arrivo dei pazienti da Sesto San Giovanni è considerata dai pm di Milano, che hanno cercato di ricostruire l’ingresso del contagio nel Pio Albergo Trivulzio, una «circostanza suggestiva». Nella Rsa milanese infatti l’epidemia non è partita all’inizio di marzo, come nel resto della Lombardia, ma verso la fine del mese. «Si può osservare uno sfasamento di circa 15 giorni tra l’inizio dell’incremento di mortalità nella popolazione milanese generale – scrivono i periti dei pm – e l’incremento dei decessi Covid correlati entro la struttura». Gli esperti sottolineano pertanto che «si deve tener conto del trasferimento nella seconda settimana di marzo di 17 pazienti provenienti dall’ospedale di Sesto San Giovanni dichiarati non Covid (sembra senza aver eseguito il tampone) tre dei quali sono tuttavia risultati successivamente positivi». Tuttavia le cause dello sfasamento temporale non sono identificabili «con sufficiente precisione e ragionevole certezza». Per questa ed altre ragioni il fascicolo, che vede indagato l’allora direttore generale Giuseppe Calicchio, secondo gli inquirenti va archiviato. Sul suo conto, nonostante la iniziale «sottovalutazione del rischio» e l’ottica volta «a occultare più che a risolvere le difficoltà», non è emersa «alcuna evidenza di condotte colpose o comunque irregolari» in relazione ai decessi.

Non ci stanno i legali dei famigliari delle vittime, secondo i quali «buona parte degli elementi che dimostrano la necessità di celebrare un processo emergono già dalla richiesta di archiviazione: dalla ritardata chiusura delle visite esterne alla ritardata, omessa, incompleta fornitura di dispositivi di protezione, tracciamento dei contagi e isolamento dei positivi, formazione dei dipendenti». Secondo gli avvocati Luca Santa Maria e Luigi Santangelo meriterebbero un approfondimento processuale anche «il divieto, pare inizialmente impartito dalla dirigenza del Pat sotto minaccia di sanzioni disciplinari, di utilizzo di Dpi autonomamente procurati dai dipendenti» e la prescrizione «di utilizzare la stessa mascherina per più giorni». Condotte che però, secondo i pubblici ministeri, si inseriscono in un più ampio contesto di impreparazione nazionale, e nella generale mancanza di procedure e di mezzi per affrontare la pandemia. I famigliari delle vittime, che si sono costituti nel comitato Felicita, chiedono di accertare la verità sulle morti al Trivulzio e di non dimenticare «un’umanità perduta nella maniera più straziante, nella più totale solitudine, senza comprendere quanto stava accadendo, senza affetti e senza un ultimo saluto».