Il lasciapassare non sblocca le visite – La Repubblica

LETTERA DI UN ASSOCIATO DISPERATO

Sono Giulio Le Serre, figlio del Sig. Gerardo, ad oggi ospite nella struttura La Piccola Casa del Rifugio a Milano in Via Antonini

Da parecchi mesi le visite a mio padre seguono un copione da carcere: programmazione mensile (1 / 2 visite al mese ciascuna di 15 / 20 minuti); i contatti fisici sono assolutamente vietati ed è obbligatorio il mantenimento di una distanza di almeno 2 metri e indossare costantemente le mascherine.

Talvolta la distanza è talmente grande che quasi faccio fatica a sentir parlare mio padre.

Sia io che mio padre siamo vaccinati e abbiamo il green pass.

Mio padre è malato e il fatto di privarlo di una carezza, di un abbraccio è qualcosa di spaventosamente disumano: oltre alle innumerevoli rinunce sostenute, non posso chiedere a mio padre (e chiedermi) anche questo ennesimo e violento sacrificio.

I medici, gli infermieri, OSS, educatori e tutto il personale della struttura è fortemente determinato a evitare qualsiasi complicazione e persegue nell’ottica di una totale deresponsabilizzazione – nonostante io firmi tutte le volte un’autodichiarazione di responsabilità all’ingresso in struttura.

Non voglio che mio padre muoia da solo, invisibile e nel pieno dolore di una solitudine inutile. Vi chiedo un aiuto per capire quanto io e mio padre possiamo reclamare come diritto quello dello stare insieme.

Vi ringrazio per ogni supporto vogliate darci.

Un cordiale saluto,

Giulio Le Serre (e Gerardo Le Serre)

di Federica Venni

Intervista Presidente Alessandro Azzoni – Radio Marconi

Ringraziamo Radio Marconi per aver dato voce alla nostra associazione Felicita che si impegna su diversi fronti per garantire i diritti umani dei più fragili nelle RSA.

Oltre a cercare giustizia e verità per i numerosi decessi avvenuti nelle case di riposo durante la pandemia iniziata lo scorso anno, stiamo sollecitando le istituzioni, in particolare le Prefetture, a intervenire per risolvere la situazione degli anziani ancora isolati dai familiari e impossibilitati a vivere in condizioni normali.

Il 31 maggio il Presidente Alessandro Azzoni ha incontrato il Sindaco di Milano Giuseppe Sala per chiedere di intervenire in qualità di responsabile della salute dei cittadini e ripristinare le visite dei parenti nelle RSA comunali, sperando che possa essere l’inizio di una riapertura generale in tutta Italia.

Ascolto e attenzione: un diritto per tutti gli anziani – La Repubblica

Felicita, nata nell’aprile del 2020, per chiedere giustizia e verità per le numerose vittime delle Rsa durante la pandemia, chiede ancora a gran voce che si ponga fine al grave isolamento degli anziani nelle strutture residenziali. I parenti aspettano da ormai 17 mesi di poter vedere i loro cari liberamente, ma in totale sicurezza.

“La condizione di fragilità e di bisogno non significha sofferenza ed emarginazione. Le famiglie non devono vivere con rimorso e angoscia la scelta di affidare un proprio caro non più autosufficiente nelle mani di una struttura a guida pubblica. Attraverso il confronto con i parenti, le parti sociali e le istituzioni, andremo avanti in questa battaglia di civiltà”, ha dichiarato il Presidente Alessandro Azzoni.

Favorire il benessere degli anziani a beneficio di tutta la cittadinanza – Il Giorno

L’Associazione Felicita auspica di poter incontrare nuovamente e il prima possibile, il Sindaco di Milano Giuseppe Sala, affinchè le promesse e gli impegni non rimangano solo sulla carta, così come la riapertura più frequente delle visite ai parenti.

Il Muro della Memoria come spazio pubblico per mai più dimenticare i morti nelle RSA cittadine e la figura del Garante degli Anziani per vigilare sull’assistenza agli ospiti delle strutture residenziali, sono alcune delle iniziative proposte da Felicita per “favorire il benessere delle persone nella fase avanzata della vita a beneficio di tutta la cittadinanza” ha dichiarato ieri il Presidente Alessandro Azzoni nella lettera aperta al Sindaco.

Lettera aperta al Sindaco Sala

Ci siamo rivolti al Sindaco Giuseppe Sala due mesi fa condividendo le nostre proposte per risolvere la grave situazione di peggioramento delle condizioni piscofisiche degli anziani nelle RSA a causa del prolungato isolamento e del taglio dei servizi.E’ davvero inaccettabile privare i più fragili della dignità umana e degli affetti dei loro cari che sono la sola ragione di vivere. Mentre ringraziamo in particolare il Prefetto di Milano Renato Saccone e molti degli altri prefetti che abbiamo incontrato per aver risposto al nostro appello, prendiamo atto con delusione del silenzio assordante da parte di chi si candida a guidare di nuovo Milano, e lo invitiamo ad assumersi la responsabilità di porre fine a una situazione insostenibile per il vivere civile.

Egregio Signor Sindaco,

Mi rivolgo a lei nella sua veste di responsabile della salute dei milanesi, in particolare dei più fragili, per ricordarle che la nostra associazione è tuttora in attesa di un suo riscontro alle proposte che le abbiamo esposto nell’incontro del 31 maggio a Palazzo Marino sul tema della condizione degli anziani nelle Rsa.

La sappiamo particolarmente impegnato per la campagna elettorale, e per questo la cordialità e l’attenzione con cui lei ci aveva in quell’occasione ascoltato mi aveva fatto forse ingenuamente sperare in una qualche risposta ma, a distanza di due mesi, non sappiamo ancora nulla su quanto lei intende fare, se sarà rieletto, per migliorare la condizione di quella generazione di vecchi milanesi che tanto ha gia pagato, in termini di decessi e di sofferenze, e tanto sta ancora pagando in solitudine e abbandono.

Milano, che si pone di fronte agli italiani come esempio di buon vivere, dovrebbe avere anche l’orgoglio di costruire una visione di città socialmente avanzata, dove la condizione di fragilità e di bisogno non significhi sofferenza ed emarginazione, e dove le famiglie non debbano vivere con rimorso e angoscia la scelta di affidare un proprio caro non più autosufficiente nelle mani di una struttura a guida pubblica. Questo era il senso dell’invito che le abbiamo rivolto a rafforzare il ruolo di vigilanza pubblica almeno verso le Rsa partecipate dal Comune, per garantire la riapertura degli incontri coi parenti e costruire maggior trasparenza e simmetria nel rapporto fiduciario tra strutture e famiglie. Ci sembrava che lei avesse condiviso la necessità di questa sfida ma prendiamo atto con amarezza che nulla è ancora stato fatto.

Domenica, in occasione della prima Giornata mondiale degli anziani voluta da Papa Francesco, nel corso di una cerimonia al Cimitero Maggiore, lei ha inaugurato la statua dell’Angelo per ricordare i 128 caduti per Covid durante l’emergenza della prima ondata di pandemia, sepolti nel campo 87 senza il saluto dei parenti. Ci sarebbe piaciuto sentire anche qualche parola sui circa 500 anziani morti per Coronavirus tra il 21 febbraio e il 15 aprile 2020 nelle Rsa di Milano. Per ricordarne volti e nomi abbiamo da tempo proposto al Comune di istituire il Muro della Memoria in uno spazio pubblico cittadino. Ma anche su questa piccola iniziativa siamo riusciti ad avere solo promesse.

Quello che però ci sta maggiormente a cuore è la condizione invisibile degli oltre 100mila anziani over 75 che vivono soli a Milano, la metà dei quali prossimi per età alla perdita dell’autosufficienza, e quindi destinati a un prossimo ricovero nelle Rsa: una fascia ampia di cittadini che da tempo aspettano risposte concrete, insieme ai loro familiari, figlie, figli, nipoti e futuri anziani. Ed è anche per loro che ci amareggia il suo silenzio sulla proposta, già approvata un anno fa in Consiglio Comunale e mai attuata, di istituire la figura del Garante degli anziani in modo da dotare Milano di uno strumento che vigili sull’assistenza prestata agli ospiti delle strutture residenziali, e promuova iniziative per interventi a favore del benessere delle persone nella fase avanzata della vita, a beneficio di tutta la cittadinanza.

La nostra associazione, attraverso il confronto con i parenti, le parti sociali e le istituzioni, andrà comunque avanti in questa battaglia di civiltà, nella quale ci saremmo aspettati che la piu alta istituzione cittadina non restasse ancora assente e lontana.

Alessandro Azzoni

Presidente Felicita – Associazione per i diritti nelle Rsa

COMUNICATO STAMPA FELICITA/ARCHIVIAZIONE VITTIME RSA LODI

“LE ALTRE PROCURE, TRA CUI MILANO, NON SEGUANO STESSA IMPOSTAZIONE E NON CONDANNINO OLTRE 10.000 MORTI ALL’OBLIO”

Milano, 23 luglio 2021 – “Ci allarma la richiesta di archiviazione da parte della Procura di Lodi rispetto all’inchiesta relativa alla RSA Borromea di Mediglia. È un dato di fatto che 77 anziani su 147 ospiti sono morti. Ed essi rischiano di non trovare giustizia se il Gip accoglierà la richiesta della Procura . Non vogliamo commentare questa decisione ma a nostro parere l’invocato articolo 3 bis della legge 76/21 da parte del Procuratore di Lodi che limita la responsabilità penale dei sanitari suona come un vero e proprio colpo di spugna per sanitari e dirigenti apicali” dichiara Alessandro Azzoni, Presidente Felicita – Associazione per i Diritti nelle RSA.”Ci auguriamo che nessuna delle altre procure che ha aperto fascicoli su RSA – in particolare quella di Milano – segua l’impostazione della Procura di Lodi. Non si può tollerare che la domanda espressa dai tanti familiari delle vittime – stiamo parlando di oltre 10.000 morti – venga cancellata con un colpo di bianchetto condannando le vittime all’oblio e assestando un colpo vitale alla credibilità e alla fiducia nella giustizia. Speriamo di essere presto smentiti” conclude Azzoni.

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Quotidiano – IL GIORNO Milano:

Morti nelle Rsa, inchieste a rischio flop: “Diecimila vittime vogliono giustizia”

Il caso di Mediglia fa suonare l’allarme, i parenti in campo. Vertice in Procura a Milano per chiarire la linea

di ANDREA GIANNI

I Nas nella Rsa di Mediglia
I Nas nella Rsa di Mediglia

Milano, 24 luglio 2021 – Un anno e mezzo fa nelle residenze sanitarie per anziani dilagava la pandemia, una strage simboleggiata dalle bare stipate anche nella chiesa del Pio Albergo Trivulzio di Milano. Rsa, ora Covid free, trasformate in una trincea, con migliaia di pazienti e dipendenti contagiati solo in Lombardia. Decine di inchieste, aperte dalla Procure lombarde anche in seguito a esposti di familiari e sindacati, sono di fronte a un bivio. La richiesta di archiviazione presentata dalla Procura di Lodi sul caso della Rsa di Mediglia, dove tra febbraio e maggio dell’anno scorso sono morti 77 ospiti su 147, allarma le associazioni di familiari che si sono costituite per chiedere di “fare luce sulle responsabilità” a tutti i livelli.

«Ci auguriamo che nessuna delle altre Procure, in particolare quella di Milano, segua l’impostazione di Lodi – spiega Alessandro Azzoni, presidente di Felicita –. Non si può tollerare che la domanda espressa dai tanti familiari delle vittime, oltre 10mila morti in Italia, venga cancellata. L’invocato articolo 3 bis della legge 76/21 da parte del procuratore di Lodi che limita la responsabilità penale dei sanitari suona come un vero e proprio colpo di spugna per dirigenti apicali”. Carla Porfirio, con altri parenti di anziani deceduti all’Istituto Palazzolo-Don Gnocchi di Milano che hanno scelto la strada di una causa civile, sta ancora lottando con l’assicurazione per ottenere un risarcimento. Chiede che “sulle stragi di anziani non cada il silenzio”.

La richiesta di archiviazione su Mediglia, il primo caso esploso in Lombardia, verte sulla conclusione, illustrata dal procuratore Domenico Chiaro, che “non c’è ragionevole certezza che siano state proprio le condotte commissive o omissive di cariche apicali a cagionare l’evento”, cioè la morte dei pazienti. Mancano elementi, in sostanza, per poter sostenere un processo. Ogni caso fa storia a sé, ma l’istanza della Procura – che deve ancora essere vagliata da un gip e alla quale potrebbero opporsi i familiari delle vittime – potrebbe fare da apripista su vicende in una analoga cornice. Per i familiari una doppia beffa: nessun processo e, almeno nel penale, nessun risarcimento dei danni subiti.

In Procura a Milano si terrà un vertice, probabilmente dopo la pausa estiva, fra i pm del dipartimento coordinato dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano che si stanno occupando delle varie inchieste, anche per definire una linea su fascicoli al bivio fra un’istanza di archiviazione o una chiusura indagini, atto che di solito prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Sul tavolo anche la consulenza tecnica su morti e contagi al Trivulzio – nell’ambito dell’inchiesta in cui è indagato per omicidio colposo, epidemia colposa e violazione delle regole sulla sicurezza il dg Giuseppe Calicchio – che ha evidenziato disorganizzazione e una gestione “grave e incapace” dell’emergenza sia da parte della struttura che da parte della Regione, attraverso l’Ats: dalle mancate diagnosi a pazienti, ospiti e personale, che veniva anche fatto rientrare dalla “malattia” senza tamponi, fino all’isolamento insufficiente.

Le morti di più di 100 anziani al Pat, tra gennaio e aprile 2020, ossia il 33% delle oltre 300 di quei mesi, possono essere attribuite al Covid. Ma gli elementi potrebbero non essere sufficienti per arrivare a un processo. “Noi ci auguriamo che fatti così gravi non finiscano nel nulla – spiega Isa Guarneri, segretaria Fp-Cgil di Milano –. Le Rsa ora sono Covid free, ma il clima resta pesante nei confronti dei nostri delegati che hanno avuto il coraggio di denunciare”.

COMUNICATO STAMPA – PREMIO CAMPIONE CITY ANGELS

PREMIO CAMPIONE DI CITY ANGELS CONFERITO ALL’ASSOCIAZIONE FELICITA PER I DIRITTI DEGLI ANZIANI NELLE RSA

PER LO STRAORDINARIO IMPEGNO NEL MIGLIORARE LA VITA DEGLI ANZIANI, PONENDO MILANO COME MODELLO PER L’ITALIA IN QUESTA IMPORTANTE BATTAGLIA CIVILE

Milano, 30 giugno 2021 – Presso la Sala degli Affreschi della Società Umanitaria è stato oggi conferito da City Angels all’Associazione Felicita per i diritti nelle RSA il premio Campione nella categoria Anziani, assegnato da una giuria composta dai direttori di 21 testate italiane. Alla cerimonia erano presenti il fondatore di City Angels Mario Furlan, l’Arcivescovo Mons. Mario Delpini, il sindaco di Milano Beppe Sala.

“Questo premio ha vent’anni di vita, e noi, che a giugno abbiamo compiuto un anno di vita, siamo particolarmente onorati di riceverlo – ha affermato Alessandro Azzoni, Presidente Associazione Felicita, durante il suo discorso di ringraziamento – Felicita è nata soprattutto perché quanto successo durante la pandemia possa cambiare la cultura della vecchiaia in una società che nella fragilità umana, di cui gli anziani sono testimoni viventi, vede un problema da confinare lontano dalla vista, spesso seguendo logiche poco attente ai diritti. Come nel caso delle migliaia di anziani che, mentre la vita all’esterno è ormai ripresa, vivono da oltre 16 mesi ancora isolati nelle Rsa, senza poter uscire per una passeggiata e un gelato con figli e nipoti. L’anziano rappresenta le radici del nostro passato, la nostra storia e la nostra memoria, è il futuro che tutti noi abiteremo, è il presente che ci mette di fronte alla comune fragilità che abitualmente vogliamo nascondere o rimuovere, ma che si manifesta nelle vite incrinate dalla malattia, dall’handicap e dalla vecchiaia. Assumendo la fragilità come paradigma della comune esperienza umana che apre le persone alla dimensione dell’accoglienza, della comprensione, dell’ascolto, riconoscendoci e rispecchiandoci nella fragilità di chi ci sta accanto possiamo riscoprire la nostra umanità e ci scopriamo soggetti capaci di prenderci cura a vicenda”.

Il recentissimo report effettuato da Istat per la Commissione istituita dal Ministero della Salute e presieduta da Mons. Vincenzo Paglia delinea una fotografia preoccupante dei bisogni inevasi di assistenza di 1,2 milioni di anziani over 75, di cui circa 1 milione vive solo o con un livello di aiuto insufficiente, con compromesse capacità funzionali, mancanza di supporto sociale, sfavorevoli condizioni abitative, difficili condizioni economiche.

Intercettare la domanda di questo “popolo” di anziani spesso soli, traducendola in un’offerta di servizi di sostegno, prioritariamente presso l’abitazione e sul territorio significa assicurare loro una migliore qualità di vita, per evitare che la condizione di svantaggio esploda come domanda sanitaria dalle dimensioni insostenibili.

“Pensiamo che migliorare la vita degli anziani, in particolare di quelli più fragili, sia una questione di civiltà. E Milano, che si pone come modello per l’Italia, può essere all’avanguardia in questa battaglia civile, proprio partendo dalle Rsa partecipate dal Comune, per rafforzare il ruolo del pubblico nel garantire la riapertura degli incontri coi parenti e costruire una maggior trasparenza nel rapporto fiduciario tra strutture residenziali e famiglie. Partendo dall’istituzione della figura del Garante degli anziani in modo da dotare Milano, e in prospettiva tutta la Lombardia, di uno strumento che vigili sull’assistenza prestata agli anziani ricoverati in strutture residenziali, favorendo il benessere dell’anziano in ogni fase della sua vita, a beneficio di tutta la cittadinanza” ha concluso Azzoni.

Le RSA stanno peggio di prima – Radio Popolare – intervista 31.5.21

Omicidio colposo plurimo e violazioni  in materia di salute sul lavoro. Queste le ipotesi di reato su cui deciderà se procedere la Procura di Milano nei confronti del Direttore generale del Pio Albergo Trivulzio e dell’Ente che gestisce la struttura.

Potrebbe essere un colpo di spugna l’emendamento al recente Decreto Covid che prevede la limitazione della reponsabilità penale per lesioni colpose e omicidio colposo commessi in una situazione di emergenza dal personale sanitario se  passasse un’interpretazione forzata che include anche chi ha avuto ruoli gestionali e organizzativi durante la pandemia.

Il Presidente dell’associazione Felicita Alessandro Azzoni ribadisce che in questo anno nelle RSA italiane ai morti per covid si sono aggiunti quelli per abbandono a causa delle troppe negligenze da parte delle dirigenze. Aspettiamo che le indagini possano far luce su queste omissioni di cautele che hanno drammaticamente creato un disastro e molte vittime che si potevno evitare. 

Le RSA paradossalmente stanno peggio di prima perchè continuano a rimanere chiuse e questo eccesso di protezione le fa diventare delle prigioni.

Ancora una volta assistiamo alla negazione dei diritti degli anziani e alla mancanza di risposte dei bisogni a questa fascia di popolazione fragile non autosufficiente che già tanto ha patito e ancora oggi in zona bianca rimane reclusa.

Intervista Presidente Alessandro Azzoni e avvocato Santangelo Luigi a Radio Popolare 31.5.21

Felicita incontra il Sindaco di Milano Giuseppe Sala

“Questo lungo anno di confronto con i parenti, le parti sociali e le istituzioni – in primis quello avviato con i prefetti e i sindaci – ci consente di portare il nostro contributo ad un tavolo di lavoro comune al fine di rafforzare il ruolo del pubblico nel garantire la riapertura degli incontri coi parenti e costruire una maggior trasparenza nel rapporto fiduciario tra strutture e famiglie” ha dichiarato il presidente di Felicita Alessandro Azzoni, che ha presentato al Sindaco anche la proposta di istituire il Muro della Memoria, un luogo fisico e virtuale per ricordare ai milanesi gli anziani deceduti nelle Rsa durante la pandemia.

31.05.2021

Milano ha sempre avuto uno sguardo speciale per la libertà, la dignità e la memoria: tre valori incarnati nella generazione che ha liberato il Paese dal fascismo e ha costruito nel dopoguerra il benessere per figli e nipoti.  

Un’intera generazione di genitori e nonni, oggi considerati residuali da quella «cultura dello scarto» denunciata da Papa Francesco già anni prima dell’arrivo del Covid-19. 

E che oggi hanno pagato e stanno pagando il prezzo più alto della pandemia.

Tra tutti i cittadini, gli anziani ospiti delle Rsa costituiscono la fascia di popolazione che in questo lungo anno ha più pagato gli esiti della pandemia, non soltanto in termini di morti ma anche  di solitudine e di peggioramento della qualità della vita.

Mentre la vita è ripresa ovunque, e si prevede che la Lombardia diventi a breve zona bianca, gli anziani continuano a soffrire della lontananza dei loro cari.

Uno stato di prolungato isolamento che, privando i familiari della dovuta funzione di controllo sulle condizioni dei loro cari, getta intere famiglie nell’angoscia dell’incertezza, e rappresenta una significativa  riduzione dei diritti.

Ad un anno dalla tragedia che ha colpito la città nel profondo della sua memoria e dei suoi simboli, per evitare che le nostre radici vadano perse per sempre occorre intraprendere una battaglia di civiltà che ripensi il paradigma della cura e dell’assistenza in vista di una nuova cultura della vecchiaia.

Milano, città-locomotiva che ancora una volta saprà trainare la ripresa economica del Paese, deve avere anche l’orgoglio di costruire un modello avanzato di buon vivere, dove la condizione di fragilità non significhi sofferenza e solitudine, e dove le famiglie non debbano vivere con rimorso e angoscia la scelta di affidare un proprio caro non più autosufficiente nelle mani di una struttura, finanche a guida pubblica.  

Il confronto con i parenti, le parti sociali e le istituzioni – avviate dall’Associazione a partire dalla sua nascita –  ci consente di portare un contributo attraverso proposte di intervento su cui chiediamo di confrontarci ad un tavolo di lavoro comune, in vista del recupero del patto fiduciario tra utenza e Rsa, compromesso da questo lungo anno di emergenza: un lavoro volto a rivedere i criteri di gestione e di accreditamento delle strutture convenzionate, affermando il ruolo del pubblico nel garantire una maggior trasparenza e simmetria nel rapporto tra direzioni e famiglie,  riconoscendo il ruolo dei parenti.

  1. Istituire la figura del Garante degli anziani.

Misure di protezione per la fascia di popolazione anziana sono già previste a livello comunitario:

  • La Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea all’articolo 25 (Diritti degli anziani), parla chiaramente della necessità di riconoscere agli anziani il diritto di condurre una vita dignitosa e di partecipare alla vita sociale e culturale;
  • La Carta europea dei diritti e delle responsabilità delle persone anziane bisognose di cure e assistenza a lungo termine ha lo scopo di “facilitare l’accesso alle persone anziane ai loro diritti fondamentali […] accrescere la consapevolezza dei diritti di un sempre maggior numero di persone che ricevono cure a lungo termine e di incoraggiare le migliori pratiche negli Stati membri […]affermando principi fondamentali e diritti che debbono essere promossi per accrescere il benessere delle persone dipendenti o che hanno bisogno di aiuto a causa dell’età, la malattia, la disabilità”;
  • l’invecchiamento attivo, obiettivo sancito dall’UE ha con l’articolo 3 del Trattato di Lisbona, è una parte essenziale della strategia Europa 2020 che mira a una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva con elevati livelli di occupazione, produttività e coesione sociale, anche attraverso la promozione di un maggior protagonismo dei lavoratori anziani e dei pensionati nella trasmissione di saperi verso le nuove generazioni.

L’Italia ha la popolazione più anziana d’Europa (quasi 14 milioni di anziani over 65, metà dei quali over 75) ed è il paese più “vecchio” nel mondo, dopo il Giappone: il 7,5% della popolazione ha più di 80 anni (9% in Giappone).

  • A livello regionale, le differenze sono molto forti: gli ultraottantenni sono il 5% in Campania (regione meno vecchia) e il 12,2% in Liguria (regione più vecchia. L’Indice di vecchiaia (il rapporto percentuale tra il numero degli ultra-sessantacinquenni e quello dei giovani fino ai 14 anni) nel 2020 indica che in Lombardia  ci sono 170,9 anziani ogni 100 giovani.
  • In Italia 2.5 milioni di anziani vivono soli: il 4% circa della popolazione complessiva, ma ben il 40% degli over 74. Le proiezioni demografiche dicono che diventeranno 3,6 milioni nel 2045, raggiungendo il 6% della popolazione complessiva. Solo a Milano sono oltre 100 mila.

La proposta di Istituire la figura del Garante degli anziani, presentata e approvata un anno fa in Consiglio Comunale, ha il senso di dotare Milano – e in prospettiva tutta la Lombardia –  di un supporto normativo che consenta di  rimuovere discriminazioni culturali tuttora presenti nella vita sociale nei confronti della vecchiaia, garantendo i diritti  di una larga fascia di cittadini, e apportando un sostegno a tutela delle  loro famiglie.

Uno strumento ratificato dal Comune, che faciliti il monitoraggio dei casi di disservizio, vigili sull’assistenza prestata agli anziani ricoverati in strutture residenziali, promuova iniziative per interventi di natura sociale e culturale, e in generale favorisca il benessere dell’anziano in ogni fase della propria vita,  a beneficio di tutta la cittadinanza.

2. Assicurare la ripresa della vita sociale nelle RSA.

Il mancato rispetto dell’ordinanza ministeriale da gran parte delle strutture, che attualmente si dichiarano in attesa di indicazioni da parte delle Regioni e/o delle Aziende Sanitarie Territoriali,  richiede misure di intervento rapido in nome dell’osservanza del principio di prevalenza della potestà statale in materia di salute. L’osservanza di tale criterio va imposto:  – mediante un’azione di controllo dalle autorità territoriali competenti (Prefetti, Sindaci, Regione) –  nei confronti delle RSA. 

In particolare, per evitare che l’ordinanza rimanga lettera morta anche nelle strutture partecipate dai Comuni, si chiede un intervento volto a:

  • ripristinare l’accesso giornaliero alle visite da lunedì a domenica anche per consentire gli incontri a chi lavora e abita lontano, per un tempo  superiore ai 20 minuti della media attuale prevista, insufficiente sia nei casi degli anziani con deficit cognitivi e/o fisici, sia agli stessi familiari per accertare  le condizioni del proprio caro;
  • prevedere l’organizzazione delle visite all’aperto, senza divisori, in modo da consentire il contatto fisico, laddove gli incontri avvengono esclusivamente all’interno della struttura, distanziati e con barriere; e, al contrario, la possibilità di incontri al chiuso in caso di maltempo, laddove non ancora previsto;
  • consentire la possibilità di portare all’esterno il familiare per uscite giornaliere;
  • garantire l’accesso gratuito ai tamponi richiesti dal protocollo di sicurezza,  in modo da evitare che i familiari impossibilitati a sostenerne i costi siano discriminati nel diritto a  vedere i propri parenti;
  • rivedere l’obbligo di firmare il Patto di Corresponsabilità del Rischio  – il cui testo non  è esplicitato nell’ordinanza, e quindi lasciato alla discrezione delle singole strutture –   che si prefigura come vincolo  che condiziona il diritto dei familiari a vedere il proprio parente, imponendo condizioni che travalicano quelle delle regole di sicurezza sanitaria.

3. Garantire nelle RSA la ripresa della normalità dei servizi di assistenza e cura.

Le gravi limitazioni dovute alla mancanza di personale richiedono provvedimenti urgenti volti a:

  • prevedere l’impiego del personale necessario per le visite quotidiane, attualmente consentite per difficoltà organizzative in media 1 volta alla settimana (in certe strutture 1 volta ogni 2/3 settimane); 
  • ripristinare la normalità dell’assistenza e dei servizi,  anche attraverso il rientro dei volontari all’interno della struttura,  con la ripresa di servizi importanti come  fisioterapia,  logopedia, assistenza psicologica (attualmente ridotti anche per l’impiego degli operatori preposti con mansioni non proprie, come l’assistenza alle videochiamate e il controllo degli incontri),  di servizi di aiuto nei pasti, accompagnamento nelle uscite giornaliere all’aperto, dei servizi di confort come parrucchiere, lavanderia, animazione, attività ludiche;

4 .Favorire un rapporto simmetrico e trasparente tra struttura e familiari.

Per ristabilire il rapporto fiduciario tra utenza e aziende fornitrici del servizio – anche alla luce della flessione della domanda lamentata dalle RSA in quest’ultimo anno – occorre riconoscere la necessità di un rapporto simmetrico e circolare tra struttura e familiari improntato alla  trasparenza nelle informazioni (sullo stato di salute dell’ospite, sui servizi forniti, sull’organizzazione delle attività durante il giorno) attraverso:

  •    la presenza riconosciuta di un Comitato Parenti  in grado di interloquire con la Direzione come parte attiva nella condivisone delle scelte in veste di reali rappresentanti dei familiari, rompendo lo stato di sudditanza dei singoli che esplicitano la difficoltà di rivolgere richieste alla struttura nel timore di ritorsioni;
  • il blocco dell’aumento delle rette, in media fino a 30 euro al mese, che appare poco giustificato in particolare a fronte della riduzione dei servizi forniti nel corso dell’anno e dei ristori ricevuti dalle RSA dallo Stato e dalla Regione per affrontare l’emergenza Covid.

5. Creare il Muro della Memoria per gli anziani vittime della pandemia nelle RSA.

In ogni città lemura hanno funzione di difesa, di protezione ma anche il senso di circoscrivere  un’identità civica, l’appartenenza alla storia di una comunità,  a quelle radici con cui gli anziani ci consentono  di mantenere il legame. 

A un anno dalla tragedia che ha colpito Milano, per lenire una ferita aperta che per molti non si è più rimarginata ed evitare che queste radici siano recise per sempre, occorre volgere lo sguardo della città agli anziani che durante la pandemia se ne sono andati in solitudine, privati dei gesti di riconoscenza
e di cordoglio della collettività. Perché il dolore di tutti si trasformi in opportunità di cambiamento che possa regalare ai giovani un futuro migliore.

Il Muro della Memoria vuole essere uno spazio cittadino – fisico e virtuale – aperto ai milanesi che hanno subito personalmente il trauma della morte o della lontananza dei propri cari ma anche accessibile a chi ha vissuto questo periodo come lutto dell’intera umanità consumato dentro le mura cittadine.

Per ricordare chi se n’è andato ma anche per onorare chi è rimasto ad affrontare un’esperienza di dolore e di coraggio – anziani malati, familiari, operatori, Oss, infermieri, medici, terapisti, personale di servizio – dando spazio alle storie e ai volti di ciascuno,alle sorgenti di straordinaria umanità che l’emergenza ha portato alla luce.

Scudo Penale: Comunicato Stampa Felicita

Milano, 25 maggio 2021

UN EMENDAMENTO GIUSTO  SE TUTELA I MEDICI CHE HANNO OPERATO SUL CAMPO.  MA NON SIA UN COLPO DI SPUGNA SULLE COLPE DEI DIRIGENTI (ANCHE MEDICI) DELLE STRUTTURE

E’ stato approvato in via definitiva, dopo il voto in Senato, l’emendamento  che Introduce la limitazione della responsabilità penale degli operatori sanitari ai soli casi di colpa grave, per fatti di morte o lesioni personali commessi durante lo stato di emergenza epidemiologica SARS Cov-2.

Da sempre  l’Associazione Felicita per i diritti nelle RSA ha espresso la sua piena solidarietà al personale sanitario – medici, infermieri, OSS –  che si è trovato a operare in quella terribile emergenza sanitaria, spesso rimanendo anch’essi vittime delle scelte inadeguate compiute dagli organi decisori delle aziende sanitarie, delle istituzioni locali e delle dirigenze delle singole RSA.           

Proprio per questo, Felicita, già un anno fa, aveva stigmatizzato ogni tentativo di impedire l’accertamento   della verità storica dei fatti con l’introduzione di uno ‘scudo penale’ esteso a quelle figure sanitarie che avessero ricoperto durante la pandemia il ruolo di direttori generali, direttori sanitari, direttori amministrativi, dirigenti di struttura, a vario titolo responsabili della dimensione operativa e gestionale dell’azienda, e quindi delle eventuali inefficienze organizzative.

“Vogliamo ricordare come nelle RSA  la scarsità delle risorse umane e materiali  e il minor grado di esperienza e conoscenze tecniche possedute dal personale impiegato per far fronte all’emergenza – che l’emendamento esclude dalla colpa grave – sono state spesso conseguenze di gravi e manifeste omissioni di cautele, a monte e nel corso della pandemia,  da parte dei responsabili delle strutture preposti a salvaguardare la vita di persone fragili e a tutelare la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro del personale”, evidenzia il Presidente di Associazione Felicita Alessandro Azzoni.

Samo quindi fiduciosi che l’emendamento non diventerà un indiscriminato e ingiustificato “colpo di spugna” sulle responsabilità penali per fatti di omicidio colposo, lesioni colpose, disastro sanitario,  dovuti alla cattiva gestione delle RSA, cancellando la memoria di migliaia di decessi, e privando i loro familiari del conforto che solo l’accertamento della verità può dare.