Riapertura annunciata più che reale – Il Fatto quotidiano

10.05.2021

“Esprimiamo il timore che ancora una volta si tratti di una riapertura annunciata più che reale – dichiara Alessandro Azzoni, Presidente di Felicita, Associazione per i diritti nelle Rsa – vista la prevista richiesta del Green Pass ai familiari, molti dei quali sono ancora in attesa di completare il ciclo vaccinale Covid-19 in quanto non considerati nella categoria dei caregiver. Il Green Pass rischia, infatti, di portare con sé la permanenza di un criterio di eccezionalità e di essere di nuovo una scappatoia per gli incontri contingentati. Tra protocolli assenti o restrittivi, e obbligo di tamponi molecolari a carico dei parenti, ancora una volta dobbiamo affrontare un percorso ad ostacoli per vedere i nostri cari”.Un percorso al quale questa ordinanza aggiunge l’obbligo per i familiari di firmare il “Patto di condivisione del rischio”, una sorta di liberatoria il cui testo è lasciato alla discrezione delle Rsa – che declina le responsabilità della struttura per i rischi infettivi da Sars-cov-2 derivanti dalle visite. Questo a fronte di dati totalmente ignoti sulla situazione vaccinale del personale delle strutture sanitarie che viene in contatto con i degenti.

Rsa, Costa: “Segnalare strutture che non permettono visite a ospiti”. Comitati parenti: “Revocare accreditamento a chi non apre”

Rsa, Costa: “Segnalare strutture che non permettono visite a ospiti”. Comitati parenti: “Revocare accreditamento a chi non apre”

Sandra Zampa: “Sono molto preoccupata perché in realtà la questione è lontana dall’essere risolta. Sono le regioni che devono far rispettare le circolari ministeriali. Ora è stata fatta un’ordinanza del ministro che invia alle regioni un protocollo messo a punto dalle regioni insieme al ministero. Forse ieri non erano ancora pronte ma ci dobbiamo attendere che ora si riapra”

“Se le Rsa non permettono le visite agli ospiti vanno segnalate. È un diritto di tutti gli ospiti e questo oggi è possibile grazie all’ordinanza del ministro della Salute“. Il sottosegretario alla Salute Andrea Costa, ai microfoni di Rai Radio1 ha così cercato di fugare i dubbi in merito alla riapertura delle Residenze sanitarie assistite che ospitano anziani non autosufficienti e che è stata definita sabato da un’ordinanza ministeriale, accompagnata da un protocollo varato conferenza Stato-Regioni. “Sono stati stabiliti tre elementi per poter far visita ai propri cari ricoverati in Rsa: aver avuto nei tre mesi precedenti il Covid, essere vaccinati o in mancanza di questi due, un tampone negativo nelle 48 ore precedenti. Questi elementi danno pari diritti a tutti di far visita ai propri cari”, ha concluso Costa.

Sicuramente non lo aiutano le dichiarazioni che arrivano proprio dalla regione di Costa, la Liguria, che è pure la più anziana d’Europa. “Dobbiamo tenere presente che se in una struttura protetta entra un parente il rischio è altissimo ed è in quest’ottica che si colloca la giusta prudenza per l’apertura ai parenti nelle Rsa”, ha dichiarato lunedì 10 maggio il presidente della Liguria Giovanni Toti che da una parte associa il rischio al puro status di parente, dall’altra parla di un dell’esistenza di “microcluster” “nonostante i vaccini“. A questo proposito va ricordato che in molte strutture sanitarie e sociosanitarie, liguri come nazionali, non tutto il personale si è sottoposto a vaccinazione, come invece prescriverebbe la legge che le regioni tardano a far applicare.

Il tema della mancata copertura vaccinale del personale è stato sollevato da Alessandro Azzoni che presiede l’associazione Felicita per i diritti nelle Rsa e che ha espresso “il timore che ancora una volta si tratti di una riapertura annunciata più che reale, vista la prevista richiesta del Green Pass ai familiari”, che a suo parere rischia “di portare con sé la permanenza di un criterio di eccezionalità e di essere di nuovo una scappatoia per gli incontri contingentati. Tra protocolli assenti o restrittivi, e obbligo di tamponi molecolari a carico dei parenti (che solo la Regione Piemonte offre gratuitamente alle Rsa per i familiari degli ospiti), ancora una volta dobbiamo affrontare un percorso ad ostacoli per vedere i nostri cari”. Secondo l’associazione, inoltre, “ancora una volta nei fatti sono le Regioni e i sindaci ad avere in mano la palla per far rispettare l’ordinanza attraverso lo stretto controllo sulla loro effettiva applicazione da parte delle singole Rsa”. L’associazione contesta anche l’obbligo per i familiari di firmare il Patto di condivisione del rischio, “una sorta di liberatoria il cui testo è lasciato alla discrezione delle Rsa che declina le responsabilità della struttura per i rischi infettivi da Sars-cov-2 derivanti dalle visite. Questo a fronte di dati totalmente ignoti sulla situazione vaccinale del personale delle strutture sanitarie che viene in contatto con i degenti”.

“Ho lavorato molto sul tema delle Rsa e sono molto preoccupata perché in realtà la questione è lontana dall’essere risolta. Tanto che risulta che ci sono ancora sette o otto Rsa su 10 che ieri non non hanno affatto aperto. Problema che ci dobbiamo porre”, ha intanto sottolineato su Rai 3Sandra Zampa, consulente del ministro della Salute e responsabile Sanità del Pd. “Per la riapertura delle Rsa – ha ricordato Zampa – erano state fatte due circolari ministeriali, una a dicembre e una a novembre 2020. Ma non era successo nulla. Sono le regioni che devono far rispettare le circolari ministeriali. Ora è stata fatta un’ordinanza del ministro che invia alle regioni un protocollo messo a punto dalle regioni insieme al ministero. Forse ieri – ha concluso – non erano ancora pronte ma ci dobbiamo attendere che ora si riapra”.

Le conferme dei timori arrivano anche dalle associazioni dei parenti. “Ci stanno arrivando centinaia di messaggi da tutta Italia da parte di persone chenon riescono ancora a entrare nelle Rsa e a rincontrare di persona, dopo 14 mesi, i propri genitori, nonni o amici. Di qui la nostra proposta: le Regioni diffidino o sanzionino le strutture che non aprono senza giustificati motivi“, ha detto all’Ansa il presidente del comitato Open RSA Now Dario Francolino, che si è battuto nelle settimane scorse per ottenere un’ordinanza nazionale. “Purtroppo ieri, prima domenica utile per centinaia di migliaia di persone per rincontrare i propri cari ospiti di residenze socioassistenziali – prosegue Francolino – molte strutture non erano pronte per la riapertura. Spiace doverlo dire perché si sarebbero potute organizzare preventivamente, come alcune hanno fatto, visto che ormai da giorni si parlava di una norma nazionale che sarebbe andata in questa direzione. Questo temiamo nasconda mancanza di impegno e volontà, oltre che mancanza di sensibilità”. Quindi la proposta: “andrebbero fatte diffide alle strutture che non aprono, per poi arrivare, qualora fossero inascoltate, a sanzioni fino alla sospensione dell’accreditamento. Così facendo aprirebbero tutte in una settimana”.

Comunicato stampa Felicita

10 maggio 2021

RIAPERTURA REALE O SOLO ANNUNCIATA PER LE RSA? 
FELICITA ESPRIME I  DUBBI DEI FAMILIARI SULL’ORDINANZA DEL MINISTRO SPERANZA.

L’ordinanza firmata dal Ministro Speranza costituisce una presa d’atto ormai inevitabile dell’urgenza di normalizzare la ripresa della vita anche nelle Rsa, dove finora gli anziani  hanno pagato un  prezzo tanto alto da far pensare – per usare le parole della consigliera del Ministro Speranza, Sandra Zampa – alle condizioni di sequestrati.    
L’ordinanza é il risultato di un protocollo proposto dalla Conferenza delle Regioni e approvato dal Cts.  Ancora una volta nei fatti, tuttavia, sono le Regioni e i sindaci ad avere in mano la palla per far rispettare l’ordinanza attraverso lo stretto controllo sulla loro effettiva applicazione da parte delle singole Rsa.  

“Esprimiamo il timore che ancora una volta si tratti di una riapertura annunciata più che reale – dichiara Alessandro Azzoni, Presidente di Felicita – Associazione per i diritti nelle Rsa – vista la prevista richiesta del Green Pass ai familiari, molti dei quali sono ancora in attesa di completare il ciclo vaccinale Covid-19 in quanto non considerati nella categoria dei caregiver”.

Il Green Pass rischia, infatti, di portare con sé la permanenza di un criterio di eccezionalità e di essere di nuovo una scappatoia per gli incontri contingentati. Tra protocolli assenti o restrittivi, e obbligo di tamponi molecolari a carico dei parenti (che solo la Regione Piemonte offre gratuitamente alle Rsa per i familiari degli ospiti), ancora una volta dobbiamo affrontare un percorso ad ostacoli per vedere i nostri cari”.
Un percorso al quale questa ordinanza aggiunge l’obbligo per i familiari di firmare il “Patto di condivisione del rischio”, una sorta di liberatoria il cui testo è lasciato alla discrezione delle Rsa – che declina le responsabilità della struttura per i rischi infettivi da Sars-cov-2 derivanti dalle visite. Questo a fronte di dati totalmente ignoti sulla situazione vaccinale del personale delle strutture sanitarie che viene in contatto con i degenti.

Al di là delle attese e della gioia suscitate tra i parenti, Felicita esprime il timore che questa ordinanza rifletta rapporti di forza consolidati dove ancora una volta sono riaffermate le condizioni asimmetriche del patto contrattuale tra parenti e Rsa, rischiando di rinviare il momento in cui anche per gli anziani sia ripristinato il diritto alla vita normale. 

I Dimenticati delle RSA – La Repubblica

“I dimenticati delle Rsa”, un viaggio nelle Rsa ancora blindate mentre il Paese riapre. Un’inchiesta di Repubblica che raccoglie anche la testimonianza del Presidente di Felicita, Alessandro Azzoni, e mette in luce la crescita dei danni sui ricoverati isolati. Secondo uno studio della Società italiana di neurologia “Senza contatti la salute mentale peggiora del 60%”. Non si può più aspettare, il Governo deve pensare anche ai protocolli per le riaperture delle Rsa.

“Il primo abbraccio” – Foto simbolo del 2020 – World Press Photo 2021

“Il primo abbraccio” (The first embrace) del danese Mads Nissen ha vinto il World Press Photo 2021, il prestigioso premio internazionale di fotografie giornalistiche. Non è un caso che la foto simbolo del 2020 sia questa. Un anno devastato dalla pandemia del coronavirus che ha colpito soprattutto i più fragili, gli anziani, in tutto il mondo. Un’intera generazione decimata e costretta all’isolamento. Dopo cinque mesi, Rosa Luzia Lunardi, 85 anni, ritratta nella foto, ha ricevuto il primo abbraccio dall’infermiera Adriana Silva da Costa Souza, nella casa di cura Viva Bem a San Paolo in Brasile.

Molte Rsa hanno chiuso per mesi qualsiasi visita. Un isolamento che risale ormai a un anno fa, e che purtroppo continua con danni irreversibili, come dimostrano le numerose testimonianze raccolte in tutta Italia da Felicita, pubblicate a settembre 2020 nel Libro bianco “Anziani senza famiglia. La normalità negata nelle RSA”. Ci stiamo rivolgendo ai Prefetti dei principali Comuni perché intervengano presso le RSA, affinché cessi questa reclusione ingiustificata.

Oltre 400 morti al Pio Albergo Trivulzio e altre RSA – Radio Popolare

Saranno le prossime settimane decisive per il lavoro della Procura di Milano sugli oltre 400 morti al Pio Albergo Trivulzio, oggetto di decine di esposti e di una maxi consulenza depositata in procura.

“Quanto successo all’interno del Trivulzio, gli errori grossolani e le negligenze devono assolutamente evidenziare le responsabilità delle morti e delle lesioni, delle morti collaterali e degli abbandoni. Siamo in attesa di capire dove nella catena di responsabilità ci siano state le falle inaccettabili che hanno portato alla strage che conosciamo, aspettiamo le prossime settimane per fare luce su quanto successo”, ha dichiarato il Presidente di Felicita, Alessandro Azzoni, in una intervista a Radio Popolare.

I nostri vecchi dimenticati e sepolti nel buio delle RSA – quotidiano Il Dubbio

Gli anziani isolati – detenuti innocenti – sentendosi abbandonati dai familiari si lasciano andare.

La maggioranza delle RSA non riesce a fornire servizi essenziali, quali fisioterapia, servizi odontoiatrici ecc..

L’intervista del Presidente Azzoni al quotidiano “Il Dubbio”

Lettera ai Prefetti per riaprire le visite ai parenti nelle RSA

Richiesta incontro . Oltre al Prefetto di Milano, per gli associati che lo hanno richiesto, abbiamo scritto ai Prefetti di: Pavia, Varese, Brescia, Mantova, Como, Bergamo, Monza Brianza, Cremona, Cuneo, Treviso, Vicenza, Genova, Bologna, Terni, Firenze, Roma.

Continua la campagna di sensibilizzazione su tutto il territorio nazionale per contrastare il perdurante e drammatico blocco degli incontri con i parenti nelle RSA. Ci siamo rivolti proprio ai Prefetti in quanto rappresentanti del Governo a livello locale per chiedere un intervento volto a far cessare lo stato di isolamento che da oltre un anno sta creando seri danni alla salute psico-fisica degli anziani e gravi disagi ai familiari. Sono già iniziati gli incontri a distanza con i Prefetti che ci hanno risposto, e altri appuntamenti sono in programma per le prossime settimane. È ora che le istituzioni mettano in agenda le riaperture in sicurezza, troppo lungo è stato il silenzio con danni irreversibili.

Manca un piano per la riapertura delle RSA – Il Fatto Quotidiano

Manca un piano per la riapertura delle Rsa a livello nazionale. Le visite rappresentano un costo per le strutture, che nel gioco dello scaricabarile delle responsabilità preferiscono non sostenere nonostante sia indispensabile per la cura degli ospiti. Siamo alla deriva autarchica.

“Andrà così fino a quando le linee guida e gli obblighi di legge lasceranno la discrezionalità agli enti gestori” ha dichiarato in una intervista al Fatto quotidiano il Presidente di Felicita, Alessandro Azzoni.

Vaccinati e isolati, per gli anziani nelle Rsa dopo le somministrazioni non c’è il piano per gli incontri con i parenti. E il lockdown continua

Vaccinati e isolati, per gli anziani nelle Rsa dopo le somministrazioni non c’è il piano per gli incontri con i parenti. E il lockdown continua

Associazione Felicita: “Autarchia dei gestori che fanno una scelta basata sul profitto: acquistare una stanza degli abbracci è un onere, come lo è quello di impiegare più personale per le visite protette dei parenti che si potrebbero fare tranquillamente, ma bisogna investire”. Spi Cgil Lombardia: “Cultura italiana dello scaricabarile nelle responsabilità”. Ordine dei Medici: “Col vaccino rischio di infezione ridotto, pensare a una soluzione è possibile e doveroso”

di Gaia Scacciavillani | 21 MARZO 2021

sindaci del distretto di Lecco nei giorni scorsi si sono addirittura premurati di sollecitare la Prefettura che, perfino in zona rossa, ha dato il via libera agli spostamenti dei parenti degli ospiti Rsa finalizzati a far visita ai loro cari. Il prefetto Castrese De Rosa ha infatti condiviso “l’importanza di non interrompere” nuovamente la possibilità di un rapporto tra gli ospiti delle strutture e i loro “contatti vitali, che in questa fase dell’esistenza rappresentano un punto di riferimento essenziale”, come si legge in una nota datata 16 marzo. Una rarissima eccezione che conferma la regola, in tempi in cui se anche non ci fossero le zone rosse le visite agli anziani in Rsa sono merce rara quanto le sigarette al mercato nero in tempi di guerra.

Questione di scelte economiche secondo il presidente dell’associazione Felicita, Alessandro Azzoni che parla di deriva autarchica dei gestori delle case per anziani, le Rsa. Altri, come Federica Trapletti, segretaria del sindacato pensionati della Cgil della Lombardia, puntano il dito contro la cultura italiana dello scaricabarile nelle responsabilità che in questo caso vede protagonisti Regioni, governo e gestori delle strutture, con la palla che è rimasta tutta nelle mani dei direttori sanitari che non se la sentono di sostenere il peso delle proprie scelte e preferiscono sopportare quello delle non scelte. Fatto sta che la circolare ministeriale di fine novembre che invitava le case che ospitano anziani cronici non autosufficienti a non far morire di solitudine i sopravvissuti al Covid, favorendone l’incontro con i parenti, gli assistenti spirituali, i volontari, gli animatori e gli assistenti sociali, è rimasta pressoché inascoltata. Nell’indifferenza generale. E la campagna vaccinale, che nel caso delle Rsa è praticamente andata in porto, non ha cambiato le prospettive.

Rara l’eccezione di chi, come la Regione Toscana, nelle scorse settimane ha stanziato quasi 1 milione di euro in strumenti per favorire i contatti degli anziani con l’esterno come tablet, schermi, lavagne multimediali e, naturalmente, le stanze degli abbracci. La virtuosa Emilia Romagna, che lo scorso autunno aveva anticipato tutti offrendo tamponi rapidi gratis alle sue Cra (Casa residenza per anziani non autosufficienti) per poter continuare a permettere le cosiddette visite parentali protette, non pensa ancora alla luce in fondo al tunnel e conferma solo i protocolli della scorsa estate. Idem l’anzianissima Liguria, che la circolare del ministero della Salute non l’ha quasi vista e la super Asl regionale Alisa non immagina neppure di chiedere conto alle sue strutture di come viene stimolata la socialità dei loro ospiti o di inviare assistenti sociali al loro interno, o ancora di prendere in considerazione, parallelamente ai doverosi risarcimenti per le Rsa che hanno alleggerito il carico di lavoro ospedaliero, anche degli indennizzi per gli anziani sopravvissuti, sotto forma per esempio di stanziamenti per attività terapeutiche aggiuntive.

In Lombardia, poi, è peggio che andar di notte: la regione con più Rsa in Italia, oltre 700, conta solo 18 stanze degli abbracci. Le infrastrutture dal costo medio di 2.500 euro oltre l’Iva, oltretutto, ci sono solo grazie alla generosità dello Spi Cgil lombardo, il sindacato dei pensionati che ne ha fatto dono alle strutture, in alcuni casi facendo anche fatica a trovare enti disposti a installarle. Non solo, come racconta Trapletti, con l’imperversare della terza ondata nel bresciano la Regione che pure si è premurata di vaccinare i docenti universitari, ha deviato le vaccinazioni destinate ai nuovi ingressi nelle Rsa sulla zona rossa. Ma la performance peggiore è del Trentino, dove Francesca Parolari, la presidentessa di Upipa, l’associazione che rappresenta la maggior parte delle Rsa provinciali, è stata sfiduciata dal suo consiglio per aver dato il via libera alla riapertura delle visite in struttura. “Sono orgogliosa di aver concluso questa esperienza con il risultato più bello: quello di aver permesso agli ospiti di incontrare i parenti”, ha commentato a caldo l’interessata che alle accuse di aver agito in contrasto con le decisioni del cda e senza avallo dell’Apss, replica di aver avuto il via libera scritto del direttore generale dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari.

Inutile dire, poi, che nonostante la campagna vaccinale almeno per le Rsa sia conclusa o prossima alla conclusione, nessuna Regione ha ancora previsto una road map che porti un po’ di luce agli anziani ospiti delle residenze, preparandone la riapertura quando la terza ondata si sarà placata. Anzi, qualcuno fa perfino fatica a concedere appunto le visite protette che erano state codificate dall’Istituto Superiore di Sanità e da molte regioni fin dalla scorsa estate, con protocolli che prevedono gli incontri in aree delle strutture predisposte ad hoc, con la protezione di plexiglass, dei dispositivi e previo tampone rapido all’ingresso dei visitatori.

Come dire passata la festa gabbato lo santo: quando l’Italia più o meno un anno fa ha scoperto le residenze sanitarie assistenziali per anziani cronici in occasione del loro abbandono in preda al Covid, l’attenzione era molto alta sui vecchietti fragili vittime silenziose della pandemia, innescando proposte di rinnovamento per ricucire lo strappo sociale e placare i sensi di colpa, mentre le inchieste giudiziarie facevano il loro corso. Poi la vita e la non vita della pandemia hanno ripreso a correre e l’inserimento prioritario nella campagna vaccinale deve aver dato l’impressione che tutto quello che poteva rientrare, fosse rientrato. Invece no.

“Andrà così fino a quando le linee guida e gli obblighi di legge lasceranno la discrezionalità agli enti gestori: quello che la pandemia ha solo evidenziato è che le Rsa oggi sono come delle piccole cittadelle medievali in cui si alzano i ponti levatoi e i diritti e i bisogni e i servizi che dovrebbero essere erogati vengono sacrificati in nome del profitto“, sostiene Azzoni che sottolinea come dal ministero della Salute a fine anno siano uscite solo “delle linee guida, non degli obblighi per gli enti gestori che in realtà senza parenti hanno tanto da guadagnarci, perché evitano occhi indiscreti, critiche e potenziali verifiche che dovrebbero attenere alla regione, all’Ats o al comune titolare dell’accreditamento, che in questo modo viene meno”. Il presidente dell’associazione per i diritti nelle Rsa, che pure riconosce come ci siano “casi di buona volontà sparsi sul territorio”, sottolinea che “oggi le Rsa non sono purtroppo più alle cronaca, ma la tragedia non è finita. L’abbandono di un’intera fascia della popolazione nelle Rsa, dove l’isolamento sta creando altrettanti danni del virus, è l’attualità nel silenzio generale. Abbiamo perso come società, se non c’è una reazione a questo dramma, perdiamo tutti”

Secondo Azzoni, “gli enti gestori sono barricati in questo ghetto in un silenzio totale che non dà risposte né in termini di soddisfazione delle necessità di chi vive all’interno, né ai parenti che chiedono in tutt’Italia di entrare in contatto con i propri cari e gli viene impedito. Di fatto negando il diritto alla libertà degli ospiti, quasi fossero degli innocenti prigionieri che hanno commesso il reato di essere vecchi”. Un tema quest’ultimo che Felicita ha per altro già sottoposto al garante dei detenuti e delle persone private della libertà personale, Mauro Palma, secondo il quale con la chiusura imposta dal Covid “tutte le persone devono essere tutelate dall’istituzione esterna di garanzia perché sono private della libertà personale non de iure, ma de facto”, come si legge sul Manifesto del 3 settembre scorso.

Ma come mai allora le acque ancora non si smuovono? “Il governo si è limitato a rimandare alle Regioni, le Regioni rimandano alle singole Rsa semplicemente non obbligandole ad aprire né a prestare quel servizio di assistenza obbligatorio minimo che è l’assistenza psicologica – è l’interpretazione di Azzoni – È un grande scaricabarile. In ultimo ci sono le Rsa a cui viene in qualche modo data libertà di fare quello che vogliono e il più delle volte tra la scelta di aprire e non farlo, fanno una scelta basata sul profitto: acquistare una stanza degli abbracci è un onere, come lo è quello di impiegare più personale per le visite protette dei parenti che si potrebbero fare tranquillamente, ma bisogna investire. Quindi ancora una volta vediamo gli anziani trattati come righe di bilancio in una sanità votata al profitto piuttosto che alla salute, come invece è scritto nella nostra Costituzione ed ecco che su larga scala è meglio chiudere tutto e aspettare tempi migliori. Ma quale tempo peggiore può essere un anno di reclusione per persone in fragilità che non hanno altro che i propri cari per avere un contatto con la vita? Sono persone che non hanno tanti anni davanti da vivere e proprio per questo andrebbe loro garantita una migliore qualità della vita”.

Fulvio Borromei, medico Palliativista, in rappresentanza della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO), interpellato in merito sul punto, risponde che “se queste persone fragili vengono vaccinate e si riduce quello che è un oggettivo rischio di infezione, si può pensare a trovare una soluzione che permetta di vedere i familiari o persone vicine che possano migliorare lo stato psichico di questi ospiti. La nostra posizione è da una parte di tutelare l’habitat in cui vivono queste persone, dall’altra con la vaccinazione alle porte questa degli incontri è un’attenzione che deve essere concessa”.

Magari ci vorrebbe un po’ più di sostegno ai direttori sanitari che sono stati lasciati soli ad affrontare tutte le decisioni chiave: “Non dobbiamo dimenticare il prenderci cura, ma è chiaro che ci deve essere anche una condivisione delle responsabilità: ci siamo trovati di fronte a questo drammatico evento che è la pandemia e chi ha le responsabilità ne sente il peso, però credo che bisogna riflettere e ragionare sul fatto che queste responsabilità possano essere divise o compartecipate. L’ospite rimane prioritario, lo tuteliamo, ma credo che sia venuto il momento: dopo un anno abbiamo strumenti migliori per combattere la diffusione del virus, abbiamo conoscenze migliori e dobbiamo metterle in campo per poter magari migliorare il rapporto umano e il prendersi cura”, aggiunge Borromei che parla di occasione di unitarietà che stiamo perdendo: “Qua succede che tutti hanno paura di prendere delle decisioni perché poi il giorno dopo si risulta colpevoli. Bisogna modificare questa mentalità: è chiaro che se si è negligenti si è colpevoli, però se ci si muovesse insieme per affrontare un nemico storico… “.

I nostri anziani isolati da mesi – La Repubblica

La Repubblica 20.03.21

Oltre un anno dall’inizio della pandemia la situazione è intollerabile. “Le RSA sono chiuse, inaccessibili come cittadelle medievali, nonostante siano iniziate le vaccinazioni agli ospiti, al personale e ai caregivers».

Con queste parole inizia l’intervista a Repubblica, del Presidente di Felicita Alessandro Azzoni.

I parenti non vedono i loro cari da oltre un anno – Rai Radio 3 – Prima Pagina

Ringraziamo la nostra associata di Orvieto, intervenuta alla trasmissione “Prima pagina” di Radio 3 condotta da Gad Lerner, per aver portato la sua preziosa testimonianza sulle chiusure delle visite nelle Rsa dove risiedono migliaia di italiani. Con i tamponi e vaccini avviati gli anziani, anche quelli malati di alzheimer, che hanno ancor più bisogno della cura dei familiari, rimangono drammaticamente isolati nel silenzio delle istituzioni.

Gad Lerner – Prima Pagina – Rai Radio 3 – 17.3.21